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Pressing su Mps, scende fino a 3 euro Il rischio dei tagli automatici della Ue

Mps, tre mesi per evitare la scure della Ue sui costi. A Siena lo sanno: se non riusciranno a centrare per due trimestri consecutivi gli stretti target finanziari stabiliti dalla Commissione Europea, scatteranno i risparmi automatici per riequilibrare i minori ricavi e margini. Visto che il primo trimestre pare non stia dando particolari soddisfazioni sotto il profilo dei ricavi e della redditività complessiva, il team del ceo, Marco Morelli, secondo fonti qualificate sta già lavorando per individuare i costi ulteriormente tagliabili o riducibili in una ristrutturazione che va avanti da sei anni.

In particolare questa volta la scure del taglio dei costi potrebbe cadere sulle spese di struttura generali, sulle consulenze esterne, sulle forniture oltre che sulla cessione di altre attività. Si vuole evitare di colpire il costo del lavoro — dunque i dipendenti — anche se l’intervento sulle strutture potrebbe avere un effetto indiretto anche sul personale. Possibile anche una razionalizzazione degli immobili, che potrebbero essere valorizzati.

Secondo i parametri fissati dalla direzione concorrenza della Ue, il Montepaschi deve rispettare un certo equilibrio tra ricavi, margini e costi (secondo parametri non esplicitati nella lettera di ok alla ricapitalizzazione precauzionale da 8,1 miliardi). Se quell’equilibrio non verrà rispettato nell’anno, la banca dovrà recuperare fino a 100 milioni come maggiori risparmi di costo.

Oggi Morelli interverrà a Roma alla seconda giornata del 21esimo congresso della Fabi, il principale sindacato di categoria. Ieri il leader dei bancari, Lando Maria Sileoni, ha messo le mani avanti: «Bisogna garantire la continuità del Fondo esuberi, che negli anni della crisi ha permesso di evitare i licenziamenti, a differenza di quanto accaduto in Europa dove il comparto bancario ha perso oltre 327.500 posti di lavoro». «Mai accetteremo», ha aggiunto, «che il nostro Fondo di solidarietà, strumento innovativo che ha impedito la macelleria sociale, venga messo in discussione dalle banche o che sia prevista una riduzione dell’assegno di sostegno al reddito». Anche perché «le banche sono tornate a fare utili nel 2017» e nel 2018 «ci sarà una ulteriore accelerazione della redditività», scenario confermato da Carlo Messina, ceo di Intesa Sanpaolo, che sta registrando nel primo trimestre «una crescita degli impieghi» (9 miliardi a medio-lungo termine nei primi due mesi).

Non appare ancora questa però la situazione di Mps, che ieri ha perso il 2,43% scendendo a quota 3 euro (vale 3,45 miliardi). Pesano le incertezze sul nuovo governo e dunque sugli orientamenti del Tesoro, che ha il 68% della banca, nonché le prospettive di aggregazione. Non a caso ieri tra i più colpiti in Borsa sono state Bper (-7,62%), Banco Bpm (-6,15%) e Ubi (-3,77%), che dovrebbero essere interessate dal risiko. E ieri alla tavola rotonda Fabi, i ceo delle tre banche Alessandro Vandelli, Giuseppe Castagna e Victor Massiah hanno sottolineato l’importanza delle fusioni «per fare economia di scala».

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