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Pressing Fmi: la Bce acquisti i bond

La ripresa economica della zona euro, secondo il Fondo monetario internazionale, non è né «robusta» né «sufficientemente forte». In un rapporto pubblicato proprio mentre l’Europa sta discutendo le priorità della nuova Commissione europea, l’Fmi ha esortato i Paesi a rafforzare la capacità di fare investimenti pubblici, scoraggiati dall’attuale interpretazione del Patto di Stabilità, e se necessario a organizzare acquisti di debito pubblico da parte della Banca centrale europea.

Nel rapporto dell’Fmi traspare la preoccupazione del Fondo di assistere a un ulteriore calo della domanda tale da creare un circolo vizioso segnato dalla deflazione. L’organizzazione internazionale fa notare che né l’attività né gli investimenti sono tornati ai livelli pre-crisi. «I debiti pubblici sono a livelli elevati. La debolezza dei bilanci bancari ostacola i flussi di credito, mentre l’eccesso di debito delle società e delle famiglie blocca la domanda», si legge nella relazione, in un contesto di bassissima inflazione.
Secondo il Fondo monetario internazionale, «una crescita economica molto più elevata è necessaria per ridurre la disoccupazione e il debito». In questo contesto, l’Fmi indica tre vie da seguire: il sostegno alla domanda; il completamento dell’unione bancaria, con un rafforzamento dell’attuale paracadute finanziario pubblico; e l’adozione di ulteriori riforme economiche. Sul primo fronte, l’organizzazione internazionale ha messo l’accento sul ruolo dell’istituto monetario di Francoforte.
«Se l’inflazione dovesse rimanere ostinatamente bassa, la banca dovrebbe prendere in considerazione un programma di acquisti di debito, soprattutto di debito pubblico, secondo la chiave di ripartizione del capitale della Bce». Secondo il vicedirettore generale della Banca d’Italia Fabio Panetta, le misure della Bce dovrebbero comunque aiutare l’economia italiana «nell’ordine di mezzo punto percentuale» nel triennio 2014-2016 sulla base dei soli effetti visti sul cambio e sui tassi di mercato.
Al di là del richiamo a nuove riforme, il Fondo sostiene che l’Unione dovrebbe rafforzare la possibilità delle istituzioni comunitarie di lanciare investimenti pubblici nel settore dei trasporti, delle comunicazioni e dell’energia. Secondo l’Fmi, esiste «una preoccupazione che le regole di bilancio scoraggino gli investimenti pubblici». Anche se «le riforme del Patto di Stabilità hanno introdotto molti elementi positivi (…) il sistema è diventato troppo complicato con obiettivi e target molteplici».
In occasione dell’Eurogruppo, il direttore generale del Fondo, Christine Lagarde, ha aggiunto che «in Italia, dove il debito è pari al 130% del Pil ci vuole un calo del 3-4 punti all’anno per arrivare al 60% nel 2034». La presa di posizione giunge mentre l’Unione sta discutendo delle priorità della nuova Commissione. Nel rispondere al Fondo, il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ha detto che nei prossimi mesi i ministri delle Finanze parleranno volta per volta temi specifici (in luglio, il cuneo fiscale).
«Vogliamo – ha precisato Dijsselbloem – meglio coordinare le politiche nazionali di riforma». Sull’attuale dibattito relativo a una rivisitazione del Patto di Stabilità, che coincide con la nomina di una nuova Commissione, il presidente dell’Eurogruppo ha spiegato che «rinviare eventualmente gli impegni di bilancio può essere possibile solo dopo l’adozione di riforme economiche». Le recenti riforme del Patto di Stabilità verranno comunque analizzate a tre anni dalla loro adozione, alla fine del 2014.
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