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Pressing di Bruxelles sulla manovra «L’Italia sia pronta a nuove misure»

di Luigi Offeddu

BRUXELLES — Un po' come nella canzone di Gianni Morandi: «Si può dare di più». Anzi: potremmo essere costretti a dover dare di più, dovrà farlo l'Italia se non riuscirà a raccogliere quanto spera di raccogliere dalle future entrate del Fisco. La manovra finanziaria è appena stata presentata a Roma, e lodata a Bruxelles, che nella stessa Bruxelles l'Unione Europea torna a tirare le briglie: e a preannunciare possibili, necessarie «misure aggiuntive», cioè ulteriori sacrifici finalizzati a consentire la riduzione del deficit. La frase «nuova manovra» non viene pronunciata esplicitamente, ma è come se fosse scolpita fra le righe.
Dice infatti il rapporto 2011 sulle finanze pubbliche, pubblicato ieri dalla Commissione europea, che un'azione aggiuntiva potrà «essere richiesta» all'Italia «se ci fossero difficoltà nel raggiungere il previsto contenimento della spesa», cioè «se, ad esempio, le entrate dovute a un migliorato adempimento degli obblighi fiscali saranno minori di quanto previsto nel bilancio, o se sorgessero difficoltà nelle restrizioni di spesa programmate». Segue la riconferma di vecchie e nuove perplessità, quelle ribadite anche a luglio, su uno sfondo di scetticismo appena dissimulato: «Dato il debito pubblico molto alto, attestato intorno al 120% del Pil nel 2011, il perseguimento di un consolidamento credibile e duraturo e l'adozione di misure strutturali a sostegno della crescita sono le priorità chiave per l'Italia». Senza dimenticare che «i rischi riguardo alla sostenibilità di lungo termine delle finanze pubbliche appaiono di livello medio». Bruxelles ribadisce comunque il suo sostegno all'impegno di consolidamento del bilancio, assunto da Roma per il 2012-2013.
Il tutto, spiegano ai piani alti della Commissione europea, può riassumersi in un monito spiccio: niente più distrazioni, andate fino in fondo con le misure annunciate e tenetevi pronti a nuove tirate di cinghia. Se poi qualcuno avesse ancora dei dubbi, la Commissione indica un quadro generale a dir poco inquietante: «In Europa è ora in corso una ripresa incerta dalla peggiore crisi economica dalla Seconda guerra mondiale. Tuttavia, visto che la crisi ha aggravato gli squilibri accumulati precedentemente dall'economia mondiale, il processo di aggiustamento sta portando a un periodo di debolezza dell'attività economica più esteso». Questa è anche l'Europa dove ogni giorno — e ieri per l'ultima volta — dalla Germania filtrano voci sull'imminente bancarotta della Grecia, dalla Grecia o da Bruxelles si smentisce, e subito dopo arrivano altre notizie che confermano la smentita. Come l'annuncio appena giunto da Atene: c'è liquidità per pagare gli stipendi pubblici solo fino alla fine di ottobre. O la durissima nota del governo, firmata dal ministro delle Finanze, che accusa «importanti Stati» dell'Eurozona di voler pescare nel torbido. Lo spread, il divario fra i rendimenti dei titoli decennali greci e quelli omologhi tedeschi, ha ormai superato i 2.000 punti-base. Un bund tedesco rende oggi l'1,73%, il suo omologo greco il 21,08%. E questo, nel bel mezzo del panorama europeo appena disegnato dalla Commissione: il debito pubblico continuerà a crescere anche nel 2012, mentre il deficit dell'Eurozona passerà dal 4,3 del Pil nel 2011 al 3,5% nel 2012, senza però crollare. La crescita economica sarà nel 2012 dell'1,9%: non inebriante. E pochi hanno diritto a buone pagelle, per esempio nel campo della «governance di bilancio» (la capacità di tenere i conti pubblici in ordine): nell'ultimo decennio solo 8 nazioni, Germania e Belgio in testa, risultano al di sopra della media europea, mentre 12 — Italia compresa — sono finite fragorosamente al di sotto.
 

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