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Pressing dell’Eurogruppo su Atene

A un mese e mezzo dall’insediamento di un nuovo governo ad Atene, i creditori della Grecia hanno espresso ieri frustrazione per l’atteggiamento greco ed esortato il paese ad affrontare con celerità i negoziati che devono portare alla chiusura del secondo programma economico e al versamento di nuovi aiuti finanziari. In una riunione qui a Bruxelles, l’Eurogruppo ha affrontato questioni pratiche, decidendo che le trattative sul futuro della politica economica greca inizieranno domani.
«Stiamo perdendo troppo tempo», ha avvertito il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem. «I negoziati dovrebbero ricominciare molto molto presto e in modo serio (…) Poco è stato fatto in termini di adozione» delle riforme economiche. La presa di posizione, respinta da Atene, è giunta dopo che il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis ha inviato ai suoi colleghi una lista di sette riforme che intende adottare rapidamente. Le misure però sono apparse a molti ministri poco dettagliate.
Lo stesso Dijsselbloem ha spiegato che a tutta prima la lettera sembra «lontana dall’essere completa». Per tutta risposta, lo stesso Varoufakis ha promesso ieri sera altri due pacchetti, «da 7/8 riforme ciascuno». Ad altri ministri europei non è piaciuto che la lettera fosse mandata così a ridosso della riunione dell’Eurogruppo, senza concedere alle delegazioni nazionali di valutarla con calma. La situazione è complicata dal fatto che c’è un rischio di stretta finanziaria nel paese mediterraneo.
Il governo Tsipras si è insediato a fine gennaio. Dopo un lungo tira-e-molla segnato da molte critiche contro Bruxelles e Francoforte, Atene ha accettato di chiedere una estensione del programma attuale in scadenza alla fine di febbraio, e a cui è legato un ultimo cruciale versamento di aiuti da 7,2 miliardi di euro. L’Eurogruppo ha così accettato di concedere una proroga di quattro mesi, ossia fino alla fine di giugno; mentre le parti si sono date fino ad aprile per negoziare le riforme da adottare da qui metà anno.
Le tre istituzioni creditizie della Grecia, note come la troika, sono giunte alla riunione di ieri chiedendo ad Atene di poter valutare concretamente la situazione economica del paese: l’andamento della congiuntura, l’evoluzione del gettito fiscale, la tendenza dei conti pubblici. «Solo con questo lavoro preparatorio sarà possibile poi negoziare le riforme da adottare», spiegava ieri un alto responsabile europeo. Finora, non è stato possibile per i creditori raccogliere informazioni concrete.
Da domani, la troika – ormai il termine è tornato d’uso tra i ministri nonostante ieri Varoufakis l’abbia definito «storia» tanto l’espressione gode cattiva stampa nel paese – tornerà a discutere con le autorità greche. Proprio per evitare di stuzzicare la sensibilità dei greci sul ruolo delle tre istituzioni, le riunioni si svolgeranno a Bruxelles, anche se è previsto che i rappresentanti della Commissione, della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale si rechino anche ad Atene.
Intanto, sempre ieri qui a Bruxelles, l’Eurogruppo ha fatto proprie le recenti opinioni della Commissione sulle Finanziarie 2015 (si veda Il Sole/24 Ore del 26 febbraio). Ha dato così il benestare al bilancio italiano, salutando «i progressi compiuti sul fronte di importanti riforme strutturali», tali da facilitare il cammino verso il pareggio di bilancio. «L’Italia ha superato un esame molto importante», ha commentato il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, promettendo nuove riforme in tempi rapidi.
In un comunicato, i ministri hanno affermato «di considerare oggi rispettata la regola del debito», nonostante l’obiettivo di riduzione di quest’anno verrà mancato. In questo senso, l’Eurogruppo ha fatto propria l’analisi della Commissione che considera l’impegno del Patto di Stabilità troppo oneroso alla luce della situazione economica italiana. Ciò detto, secondo alcuni diplomatici, durante la riunione di ieri il presidente della Bce Mario Draghi ha insistito perché le regole di bilancio siano pienamente rispettate.

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