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Pressing dell’America: tagliatele il debito

Il ministro del Tesoro americano, Jack Lew, usa parole che non possono essere più chiare: «Il debito della Grecia è insostenibile. L’Europa deve ristrutturarlo». Lew, figura chiave nell’amministrazione di Washington, ieri è intervenuto in un convegno della «Brookings Institution» nella capitale Usa. Il suo discorso porta in superficie tutta l’impazienza e l’irritazione americana per come si è sviluppata la crisi tra Bruxelles e Atene. «La minaccia di fallimento della Grecia è un rischio che non vale la pena prendere», è la conclusione di Jack Lew. 
Già a febbraio il presidente Barack Obama aveva richiamato l’Europa a «non spremere un Paese già in recessione». Un richiamo caduto nel vuoto, si osserva oggi alla Casa Bianca. Ma adesso che il momento finale sembra arrivato, «o dentro o fuori», il governo statunitense prova a mettere sul piatto tutto il suo peso politico. Il messaggio è rivolto ormai solo in modo laterale al Fondo monetario internazionale. Lew riconosce al Fmi di aver insistito per concedere al governo di Tsipras il taglio del debito. Una proposta ripetuta anche ieri da Christine Lagarde, numero uno del Fondo. Un passo indispensabile, per Washington. Tuttavia, la stessa Lagarde, in passato, ha complicato la trattativa, pretendendo, come contropartita, misure di austerity considerate da Obama inapplicabili nel contesto greco.
L’amministrazione americana sente salire il nervosismo dei mercati finanziari. Osserva la nuvola nera in arrivo dalla Cina. Vede una ripresa economica non ancora consolidata, con ampie zone di fragilità, per esempio nella distribuzione del reddito o nelle difficoltà delle esportazioni.
In questi giorni è in corso una grande discussione sui tassi di interesse e sul dollaro forte. Su quello che dovrà fare o non fare la Federal Reserve. Ma l’economia americana chiede soprattutto stabilità e un clima di fiducia. Il ministro dell’Economia ha tradotto questo insieme di interessi e di stati d’animo e lo ha trasformato in un doppio messaggio. Un appello rivolto ai leader europei, soprattutto alla cancelliera Angela Merkel. E, nello stesso tempo, una sponda preziosa per Tsipras. Come dire: se hai bisogno di aiuto, noi americani siamo qui. Non c’è bisogno di andare fino a Mosca.
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