Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Pressing della Bce per le riforme Una squadra ne studierà gli effetti

C’è qualcosa di interessante, per l’Italia, in arrivo da Francoforte. Qualcosa che forse può orientare i termini prevalenti del dibattito economico. La Banca centrale europea ha creato una task force per studiare gli effetti delle riforme strutturali. Niente di istituzionalmente rivoluzionario: la banca guidata da Mario Draghi non ha intenzione di uscire dai limiti del suo mandato, che è strettamente quello di fare politica monetaria.

Il fatto però che voglia studiare i vantaggi delle riforme economiche è significativo dell’urgenza che la Bce mette nel rendere più aperte e più competitive le economie attraverso riforme che operino sul lato dell’offerta: urgenza che, come ha sottolineato Draghi, vale per tutti i Paesi. Compresa — ha detto in un’intervista ieri il capo economista della Banca centrale Peter Praet — la Germania.

Nelle sue conferenze stampa, Draghi parla da anni della necessità di accompagnare la politica monetaria estremamente espansiva della Bce con altre misure prese dai governi che la rendano pienamente funzionante. Cita le riforme strutturali e la necessità di investimenti pubblici — meglio, della necessità di un mix espansivo di investimenti pubblici. Quasi con riflesso condizionato, in buona parte del dibattito politico italiano si registra soprattutto l’invito ai governi a investire. La creazione di una task force sulle riforme sottolinea la rilevanza che la Bce dà invece alla questione.

Secondo l’agenzia d’informazioni Bloomberg, il nuovo gruppo è stato formato la scorsa primavera (deve ancora riunirsi) ed è composto da esperti delle diverse banche centrali nazionali. Il suo obiettivo non è quello di dare indicazioni o consigli ai governi: non è compito della Bce. Vuole invece studiare — e poi riportare al Consiglio dei Governatori della Banca centrale — l’impatto che hanno e che possono avere le riforme strutturali sulla crescita economica. Il fatto stesso che la Task Force on Economic Reforms sia stata creata dà il segno dell’importanza che la Bce dà al tema.

Ogni volta che parla di politica monetaria, Draghi non manca di sottolineare che essa funzionerebbe meglio e più velocemente se i governi rendessero le loro economie più efficienti e più favorevoli al fare business. E, in un’intervista pubblicata ieri in Francia, Praet ha sostenuto che passi avanti sono stati fatti, che molto resta da fare e che il discorso vale per tutti: anche la Germania «ha bisogno di riforme strutturali in certi settori, come i servizi», ha detto. La spinta dei governi a fare interventi strutturali è calata, dopo lo choc della Grande Crisi. E la Bce non vuole che i governi approfittino della sua politica monetaria espansiva per evitare di fare scelte: sottolinea anzi che gli attuai tassi d’interesse estremamente bassi creano un ambiente favorevole a riforme che in altre condizioni sarebbero più costose sul piano economico e politico.

La necessità di rendere più competitive le economie europee attraverso deregolamentazioni, privatizzazioni, riduzione dei carichi fiscali è nota fin da molto prima della crisi del 2008: a inizio secolo, la Ue si era data l’obiettivo di diventare l’area economica più dinamica del pianeta in dieci anni (Agenda di Lisbona). Non c’è riuscita: ma il fatto che della sua debolezza strutturale avesse coscienza sin dal 2000 racconta che la questione delle riforme è davvero strutturale, non qualcosa di congiunturale seguito alla Grande Crisi e superabile con un po’ di spesa pubblica. La task force di Francoforte lo ricorda a tutti. Ovviamente ancora di più all’Italia, la cui economia non cresce.

Danilo Taino

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Sarà un’altra estate con la gatta Mps da pelare. Secondo più interlocutori, l’Unicredit di And...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«La sentenza dice che non è possibile fare discriminazioni e che chi gestisce un sistema operativo...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Un nuovo “contratto di rioccupazione” con sgravi contributivi totali di sei mesi per i datori di...

Oggi sulla stampa