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Preside contro le chat WhatsApp dei genitori

Meno WhatsApp. Più parole. Un preside di un istituto toscano ha inviato una circolare ai genitori degli studenti per invitarli a limitare l’uso del «surrogato del sano, meraviglioso, insostituibile contatto umano». Ovvero, le chat di gruppo. Nicoletta Latrofa è il dirigente scolastico della scuola media Fattori di Rosignano, un comune di circa 30 mila abitanti in provincia di Livorno. La scorsa settimana, Latrofa ha scritto una lettera a padri e madri sulle chat di WhatsApp, in cui i genitori si scambiano opinioni e informazioni sull’andamento scolastico dei figli.

Il preside è favorevole alla tecnologia, ma «alcune sfaccettature del suo uso vanno accuratamente ponderate. Le nuove generazioni», ha spiegato, «fanno più fatica a emanciparsi e ad assumere le proprie responsabilità. Sembrano forti, ma in realtà sono estremamente fragili». La circolare destinata ai genitori è stata consegnata agli studenti. «Attraverso questo strumento», si legge nella lettera pubblicata dal Tirreno, «i genitori sollevano i figli dalle proprie responsabilità. Mi spiego meglio: se un ragazzino dimentica di scrivere i compiti sul diario, non sa come risolvere un problema, non ha preso appunti in classe, ecco in soccorso il gruppo di WhatsApp dei genitori». «Risultato: il problema sarà risolto senza sforzo e l’impreparato per non aver studiato verrà scongiurato», ha proseguito Latrofa. «Meraviglioso, no? Se non fosse che concentrarsi su un problema serve a imparare a risolverlo. E prendere un impreparato insegna a stare attenti in classe e a segnare i compiti sul diario. Nel lungo periodo, l’effetto sarà un adulto maturo e che non scappa di fronte alle responsabilità». Poi c’è il problema dei voti. E dei confronti tra genitori sempre su WhatsApp. «Ancora più sconcertanti sono le comparazioni dei voti dei figli tramite il gruppo. Mio figlio ha preso 5, il tuo 7, un altro 8, eppure il compito era uguale. Ha sbagliato la maestra o il professore, sicuramente. Senza tener conto che il voto dato a ognuno è frutto della valutazione di quel ragazzino, che è unico e, soprattutto, è una persona in crescita, e non va mai ridotta a un semplice voto». «I gruppi possono creare danni anche quando si apre una discussione su un argomento serio», ha sottolineato il preside. «In un dialogo vero ognuno dice la propria, ci si guarda in faccia, ci si dice anche il non detto con lo sguardo. In un dialogo mediato dal telefono le frasi sono slegate, ognuno scrive una cosa seguendo il filo del proprio pensiero. Chi s’unisce a conversazione iniziata legge le ultime frasi e interviene su quelle, senza sapere il discorso pregresso». L’appello ai genitori è alla fine della circolare. «Vi invito a una seria riflessione, e a considerare il gruppo semplicemente per quel che è, ovvero un veloce mezzo di diffusione di informazioni». Le parole, però, sono un’altra cosa.

Gaetano Costa

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