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Prese di beneficio su Borse e BTp

L’ultima volta che la Spagna aveva collocato sul mercato primario titoli a 13 anni di scadenza aveva registrato una domanda pari a 2,85 volte l’offerta. Ieri tuttavia questi numeri non si sono confermati. La richiesta dei nuovi bond spagnoli con scadenza 30 luglio 2026 è stata pari a 1,62 volte l’offerta. Un chiaro segnale – hanno fatto notare diversi analisti – di come il mercato si stia prendendo una pausa di riflessione dopo le ultime settimane segnate da una sostenuta “caccia al rendimento”. Si spiegano così le forti vendite che ieri hanno fatto risalire rendimenti e spread della Spagna, con inevitabili ripercussioni anche sulle quotazioni dei titoli italiani.
Prese di beneficio sui bond
Il tasso sul Bonos ieri è tornato nel corso della seduta a rivedere la soglia del 4,2% come non accadeva da due settimane mentre lo spread con i corrispondenti Bund tedeschi si è impennato fino a superare i 296 punti per chiudere a 291. Analogo, anche se meno marcato, il movimento del BTp il cui rendimento che ha toccato un massimo di seduta al 3,90% mentre il differenziale è tornato in giornata oltre i 266 punti per chiudere a 261. Un’inversione di tendenza molto marcata eppure giustificata alla luce del maxi rally da cui erano reduci i titoli dei Paesi periferici. Nell’ultimo mese i tassi su Bonos e BTp a 10 anni si sono ridotti del 12,6 e del 13,2% rispettivamente. Un calo che si fa più marcato guardando alle scadenze più brevi. Nel caso del biennale per esempio c’è stata una flessione mensile del 18,9% per la Spagna e del 29% nel caso dell’Italia. Dopo tanta euforia insomma, che i mercati si portino a casa il profitto è un fatto più che normale. C’è peraltro da dire che, se il collocamento da 1,16 miliardi di euro di titoli a 13 anni di Madrid non ha registrato una domanda eccezionale, sul fronte dei rendimenti c’è infatti stato un deciso calo dal precedente 5,55% al 4,35 per cento. E lo stesso si è visto anche sui titoli a cinque e tre anni collocati ieri i cui rendimenti sono scesi rispettivamente dal 3,25 al 2,78% e dal 2,79 al 2,24 per cento. Nel complesso il costo di rifinanziamento medio di Madrid nei primi quattro mesi dell’anno è stato del 2,68% contro il 3,01% dello stesso periodo dell’anno scorso.
Male le banche a Piazza Affari
La correlazione che lega i titoli di Stato alle banche italiane, che hanno in portafoglio oltre 351 miliardi di BoT e BTp, è la ragione per cui la Borsa italiana ieri è stata la peggiore in Europa. Con il rialzo dello spread quindi i titoli del credito hanno pagato dazio con l’indice settoriale ieri ha perso il 2,29% appesantendo tutto il listino Ftse Mib ieri in calo dello 0,96 per cento.
Come per i bond anche per le azioni vale la spiegazione delle prese di profitto dopo i forti rialzi dei giorni scorsi. L’unica eccezione riguarda paradossalmente l’indice Dax di Francoforte che ieri ha chiuso in rialzo dello 0,16% facendo meglio della media dei listini europei (l’indice Erostoxx ha perso lo 0,41%). E questo nonostante proprio il listino tedesco nei giorni scorsi abbia toccato i suoi massimi storici. Seduta debole anche per Wall Street, anch’essa sotto ai massimi, nonostante il nuovo segnale positivo sul fronte del mercato del lavoro. Nella settimana conclusa il 4 maggio, le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione sono scese di 4.000 unità a 323.000. Ai minimi dal 2008 e meglio delle attese degli analisti che stimavano una calo a 335.000 unità.
Yen in caduta libera
Il dato, come accennato, non ha mosso molto il mercato azionario. Sul fronte valutario invece la reazione è stata quella di un rafforzamento del dollaro. Nel contempo è proseguita la marcia all’indebolimento della divisa giapponese portata avanti dal governo di Tokyo. Negli scambi sul mercato americano, un dollaro ieri veniva quotato ieri 100 yen, una soglia che non toccava dall’aprile del 2009.

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