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Prescrizione lunga, primo sì ma la legge anticorruzione rischia un nuovo stop al Senato

S’annuncia, da oggi, bagarre al Senato sull’anticorruzione. Forza Italia prepara un duro ostruzionismo e punta a rinviare il voto a dopo Pasqua, mentre il presidente Grasso, sulla sua legge, l’avrebbe voluto già tra oggi e domani. Per questo il Guardasigilli Orlando tiene buono Alfano sulla prescrizione alla Camera. Che passa con 274 sì (Pd, Sc, Fdi, il gruppo di Tabacci), 26 no (Fi, Lega, Psi), 121 astenuti (Ap, Sel, M5S). Orlando media perché a Montecitorio i 33 alfaniani non sono determinanti, ma al Senato in 36 lo sono, eccome.

Orlando tratta a lungo col vice ministro Costa e lascia intravedere «possibili modifiche» sulla prescrizione. Incassa subito il risultato, perché l’annunciato «no» di Area popolare (Ncd più Udc) diventa una ben meno plateale astensione.
«La maggioranza non si spacca» vanta il ministro della Giustizia. Poi sembra fare una mini marcia indietro quando dice che «le linee guida della prescrizione non si toccano».
Alfano, ministro dell’Interno e fondatore di Ncd, non gliela fa passare liscia. Rilancia sulla prescrizione corta e sulle intercettazioni. Della prima dice: «Siamo pronti a dare battaglia al Senato». E degli ascolti: «Abbiamo approvato nuove norme in consiglio dei ministri, e non stavamo su Scherzi a parte . Quel ddl va messo in pole position». Peccato che il presidente dell’Authority anti-corruzione Cantone bocci senza appello qualsiasi manovra sulle intercettazioni perché «in questa fase le considero completamente fuori dall’agenda». Non solo, Cantone propone che per le indagini sulla corruzione ne sia consentito «un uso più ampio», quello stoppato al Senato.
Prescrizione, intercettazioni, anti-corruzione. I destini s’incrociano. Fi è asserragliata a difesa di norme deboli contro la corruzione. Su 213 emendamenti che incombono sul ddl Grasso ben 68 sono di Fi e Gal. Per sopprimere o per svuotare articoli. In una situazione così il Pd non può andare allo scontro con gli alfaniani. Nasce la mediazione di Orlando sulla prescrizione. Tutto matura in poche ore. Di mattina i falchi di Ncd De Girolamo e Pagano annunciano il no sulla legge che aumenta la prescrizione per la corruzione. Parte la trattativa tra Orlando e Costa, convinto che «ci sia una stretta connessione tra prescrizione e corruzione». Significa che se al Senato aumenta la pena per la corruzione (da 8 a 10 anni) questo fa salire la prescrizione. Quindi i termini si possono accorciare. Anziché calcolarla sul massimo della pena più la metà, ci si potrebbe fermare a un terzo. I falchi si convincono. Il no rientra.
A questo punto il Pd tira un sospiro di sollievo. Orlando vanta la sua manovra sulla giustizia. Un «finalmente» arriva dalla Ferranti, «perché dopo dieci anni c’è un netto superamento delle regole della ex Cirielli». Pure Cirielli, sì proprio l’ex An Edmondo che scrisse la legge ma poi la ripudiò perché Berlusconi aveva imposto il taglio della prescrizione, dice che il testo attuale va bene. Il renziano Ermini parla di «norma equilibrata» e polemizza con M5S che, astenendosi, avrebbe confermato «la sua inutilità». In realtà M5S è stato tentato dal votare contro, ma non se l’è sentita di votare con Fi. Due curiosità: passa l’emendamento Morani per far partire la prescrizione da 18 anni nei casi di delitti gravi contro i minori, mentre quello di Ferranti sulla prescrizione lunga anche per l’induzione viene “sacrificato” per far contento Alfano. Il processo Ruby è finito, però non si sa mai.
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