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Prescrizione «corretta» ma non per tutti

Approda domani al Consiglio dei ministri il progetto di revisione della prescrizione. Il disegno di legge già approvato lo scorso 29 agosto sarà oggetto di un nuovo giro di tavolo. L’idea che sta prendendo corpo – anticipa il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, al Sole 24 Ore, a latere di un convegno organizzato dal Pd sul rapporto tra giustizia ed economia – è quella di stralciare la parte sulla prescrizione e di farne oggetto di un emendamento che il Governo presenterà in commissione Giustizia alla Camera. Commissione nella quale, a giorni, verrà formalizzato il testo base sul quale verrà innestato l’intervento del Governo. Quanto ai contenuti, il testo dovrebbe ricalcare integralmente la parte del disegno di legge approvato a fine estate, con il congelamento parziale dei termini dopo la condanna di primo grado. Sulla norma transitoria, relativa alla possibile applicazione per i processi in corso, Orlando è assai perplesso e ricorda la giurisprudenza della Cassazione che ha più volte qualificato come sostanziale l’istituto, escludendone quindi effetti per i giudizi in atto al momento dell’entrata in vigore della riforma.
Più in generale, Orlando ha rivendicato gli interventi del Governo sul fronte della giustizia civile, negando qualsiasi volontà di privatizzazione: «La vera privatizzazione è quella determinata dalla lunghezza dei processi». Orlando chiama l’avvocatura a un’assunzione di responsabilità nel funzionamento delle più recenti misure (arbitrati e negoziazioni), trovando ascolto nell’intervento di Mirella Casiello, neopresidente Oua. E, nello stesso tempo, non nega il deterioramento dei rapporti con la magistratura per effetto «di una norma non proprio rilevante costituzionalmente» (il riferimento è al taglio delle ferie, ndr). Adesso, puntualizza Orlando, il Csm sollecita cambiamenti, ma si tratta – il ministro non nega accenti critici – dello stesso Csm ancora in ritardo con le nomine dei vertici degli uffici giudiziari.
E Orlando annuncia la costituzione di due tavoli di lavoro. Uno sulla crisi d’impresa per rivedere alcuni aspetti della Legge fallimentare; l’altro sull’accesso all’avvocatura, attraverso un confronto con il Miur.
Il direttore generale di Confindustria, Marcella Panucci, si è soffermata, valutandolo positivamente, sul delinearsi di un circuito giurisdizionale dedicato alle imprese (tribunale delle imprese, delle holding estere). «Si tratta – ha precisato Panucci – di misure importanti, che prendono atto della necessità di un giudice specializzato per materie tecniche. Non si tratta certo di un giustizia di serie A e serie B». Per Panucci, anzi, la competenza del tribunale delle imprese andrebbe estesa, comprendendovi, per esempio, le cause sui contratti commerciali.
Magda Bianco, della Banca d’Italia, ha corroborato con i dati la situazione critica della giustizia civile. Sottolineando, tra l’altro, come nel confronto con altri Paesi i costi di accesso alla giurisdizione in Italia siano tutto sommato assai bassi, malgrado gli aumenti costanti al contributo unificato. Luciano Panzani, alla guida della Corte d’appello di Roma, ha precisato che i recenti datti sull’efficienza dei tribunali messi a punto dal ministero della Giustizia hanno bisogno almeno di una precisazione: che la gran parte dei giudici è dedicata, soprattutto al Sud, più al penale che al civile.

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