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Prescrizione ampia per il mancato mantenimento

Più tempo per contestare, sul piano penale, la mancata corresponsione dell’assegno di mantenimento. La Corte di cassazione, con la sentenza n. 5423 della Sesta sezione penale, depositata ieri, ha chiarito che l’inadempimento degli obblighi di natura economica che trovano origine nella separazione (articolo 3 della legge 54 del 2006) costituiscono un unico reato permanente «la cui consumazione termina con l’adempimento integrale dell’obbligo ovvero con la data di deliberazione della sentenza di primo grado, quando dal giudizio emerga espressamente che l’omissione si è protratta anche dopo l’emissione del decreto di citazione a giudizio». Di conseguenza ad allungarsi sono anche i tempi di prescrizione.
La Cassazione, nell’affrontare la questione, ricorda che l’esperienza giudiziaria testimonia che la condotta “incriminata” è proprio quella di non avere corrisposto con regolarità la somma deliberata dal giudice della separazione in situazioni difatto in cui questo inadempimento, anche solo sotto il profilo della intempestività, ha provocato un’effettiva compromissione dei mezzi di sussistenza.
L’incriminazione diretta del solo singolo inadempimento, novità strutturale introdotta dagli articoli 12-sexies legge 898/1970 e 3 della legge 54/2006, «per sè non è decisiva a mutare la valutazione sul protrarsi della consumazione dei singoli inadempimenti ai fini penali». A rilevare, nella prospettiva del reato permanente, osserva la sentenza, non è il momento iniziale, quanto piuttosto la continuità della condotta illecita sino alla sua cessazione: «sotto questo profilo, non vi è differenza tra la pluralità di omissioni successive a quella/quelle che determina/no il protrarsi dello stato di bisogno e la pluralità di inadempimenti civilistici connessi alla violazione di un unico obbligo assistenziale».
Le stesse Sezioni unite hanno qualificato il reato previsto dalla legge 898 del 1970, articolo 12-sexies, come reato omissivo proprio, il cui autore può essere solo chi è tenuto al versamento dell’assegno di divorzio e la cui condotta consiste nell’inadempimento dell’obbligo economico stabilito dal provvedimento del giudice. L’assegno periodico, poi, ha, come attestato anche dalla giurisprudenza civile, una natura esclusivamente assistenziale.
Si tratta di una natura comune poi agli obblighi disciplinati con la legge del 2006 e tanto basta alla Cassazione per mettere in evidenza la sintonia con la norma del 1970, spiegando la natura natura permanente della eventuale pluralità di violazioni in un contesto unitario.

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