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Prescrizione alle sezioni unite

La richiesta di patteggiamento – o anche il semplice assenso alla proposta di applicazione della pena avanzata dal pm – è una rinuncia esplicita alla prescrizione del reato, oppure i suoi effetti non sono estensibili al di fuori del contesto in cui la dichiarazione è espressa? Di fronte a un ormai consolidato conflitto giurisprudenziale, la Sezione feriale della Corte di cassazione – resa improvvisamente famosa dalla sentenza di condanna all’ex presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi – ha rimesso gli atti alle Sezioni unite.
La questione è tornata di attualità grazie ai ricorsi presentati dai legali di sette imputati di un procedimento avviato dalla Procura di Salerno e definito con sentenza – di applicazione della pena su richiesta, appunto – del Giudice dell’udienza preliminare campano nel novembre dello scorso anno. Il problema affrontato dall’ordinanza 34283/13, depositata ieri, sorge dal fatto che nel corso della definizione del procedimento, e nella fase poi dell’impugnazione, alcuni reati sono nel frattempo entrati nella zona d’ombra della declaratoria di improcedibilità.
Negli ultimi tempi la Terza penale – richiamata anche dal Procuratore nelle richieste di questo ricorso – ha più volte sottolineato e ribadito che la prescrizione, anche se maturata prima della sentenza di patteggiamento, non può essere fatta valere in sede di impugnazione. Secondo la Terza (da ultimo, sentenza 207/12) «l’adesione all’accordo tra le parti rappresenta un forma di rinuncia espressa e non più revocabile alla causa estintiva». Anche perchè (Seconda sezione, 47490/11) «la possibilità di consentire alla parte richiedente di porre nel nulla l’accordo negoziale raggiunto con il pubblico ministero e rettificato dal giudice, attraverso il meccanismo impugnatorio, equivarrebbe a riconoscere un potere di revoca della proposta (ovvero del consenso) che è escluso dal vigente sistema processuale».
Ma allo stesso modo nella giurisprudenza recente è forte l’orientamento contrario, che relativizza l’accordo negoziale tra le parti assoggettandolo al potere/dovere del giudice di dichiarare anche d’ufficio l’intervenuta prescrizione. Sempre secondo la Terza penale (14331/10) la richiesta di applicazione della pena non può avere altri effetti, considerato che la rinuncia alla prescrizione presuppone «una dichiarazione di volontà espressa e specifica che non ammette equipollenti».
Anche a giudizio della Quinta (3548/09) e della Prima sezione (18391/07) al patteggiamento difetterebbe il requisito di legge della forma espressa, per poterlo considerare contemporaneamente una rinuncia alla prescrizione così come regolata dall’articolo 157 del Codice penale (modificato dalla legge 251/2005). E l’unico precedente in materia selle Sezioni Unite (43055/10) si muoverebbe proprio in questa direzione.

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