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Preparare il rientro dei capitali

Gli interessati alla voluntary disclosure, le cui disposizioni entreranno in vigore il 1° gennaio, devono preparare una nutrita serie di documenti per gestire al meglio l’operazione di rientro dei capitali e delle altre attività da regolarizzare. La documentazione è cruciale per definire i costi dell’operazione.

I contribuenti interessati alla voluntary disclosure, che nella sostanza partirà nel 2015 (dal 1°?gennaio saranno infatti in vigore le disposizioni contenute nella legge 186/2014, pubblicata sulla «Gazzetta Ufficiale del 17 dicembre) devono iniziare a raccogliere tutta la documentazione da fornire, prima al consulente e poi alle Entrate .
Per accedere alla voluntary disclosure il contribuente dovrà esibire tutti i dettagli relativi agli investimenti e alle attività di natura finanziaria detenuti all’estero (o in Italia, nell’ipotesi di disclosure domestica). La documentazione sarà indispensabile per determinare il costo dell’operazione da discutere poi in contraddittorio con l’Agenzia (la procedura amministrativa fa riferimento a strumenti già noti, ovvero l’adesione integrale agli inviti dell’ufficio e l’accertamento con adesione).
La documentazione deve essere completa, poiché eventuali “dimenticanze” volontarie di attività o investimenti rischiano di compromettere l’efficacia della procedura, oltre a esporre al rischio di sanzioni.
Anche se non è prevista una “lista”, dato l’amplissimo ambito oggettivo, si ritiene che sia necessario innanzitutto partire dai documenti e certificati attestanti la natura e la composizione degli attivi esteri, nonché la loro ubicazione e la provenienza.
La composizione degli asset
Si tratterà di certificati di acquisto per investimenti in immobili o altri beni (barche, opere d’arte, gioielli), dai quali si evincano le caratteristiche dei beni e il loro valore.
Con riferimento alle attività finanziarie, occorrerà recuperare i documenti che dimostrino:
per gli acquisti più risalenti, la loro esistenza in periodi di imposta per i quali siano spirati i termini di accertamento;
per i patrimoni recenti, le modalità con le quali sono stati costituiti (trasferimenti di denaro, successioni, eccetera).
È auspicabile una certa flessibilità, quanto alla documentabilità (spesso non agevole) della provenienza, soprattutto nei casi dove si faccia riferimento ad anni non più accertabili. Inoltre nel caso di “buchi” documentali sarà sempre possibile ricorrere a metodologie induttive, come avviene ordinariamente negli accertamenti e negli accertamenti con adesione.
La prova del valore
Per documentare il valore dei beni saranno utili visure catastali o di nuovo gli atti di acquisto per gli immobili, le visure delle Camere di commercio aggiornate per le società estere, gli ultimi estratti conto di conti e depositi e le situazioni patrimoniali relative a gestioni di portafogli finanziari.
Nel caso in cui le attività siano detenute tramite soggetti interposti, come trust o società, i documenti dovranno riguardare le attività sottostanti. In caso di conti intestati a società, occorrerà indicare le persone fisiche che hanno la procura sul conto. Quando invece i veicoli societari sono reali e rappresentano anzi l’oggetto della disclosure, occorrerà produrre la visura della società e gli altri documenti attestanti le operazioni societarie da regolarizzare (come fatture o contratti).
I redditi degli attivi
Con riferimento ai redditi generati dagli attivi esteri, saranno utili eventuali contratti di locazione per gli immobili, le situazioni patrimoniali periodiche con l’indicazione degli interessi, dividendi e proventi da partecipazione in società o fondi di investimento prodotti nel periodo, delibere assembleari sulla distribuzione di dividendi eccetera.
Andrà poi data evidenza dei versamenti e dei prelevamenti negli estratti conto, e auspicabilmente anche in questo caso l’Agenzia dovrà essere flessibile, in quanto non è agevole ricostruire origine e destinazione.
Per gli attivi black list, che non verranno trasferiti in un Paese europeo o in Italia sarà poi importante allegare l’autorizzazione allo scambio di informazioni conferita all’intermediario estero, opportunamente controfirmata, per beneficiare della riduzione delle sanzioni al 50%.
Sempre per gli attivi in Paesi black list, infine, è nell’interesse del contribuente documentare in modo dettagliato all’Agenzia come si sono costituiti, per vincere la presunzione di redditività ex articolo 12, comma 2, del Dl 78/2009 secondo la quale i capitali detenuti in Paesi black list si considerano costituiti mediante redditi sottratti a tassazione in Italia.
I documenti raccolti dovranno essere allegati al modello di istanza, che è snello. Sarà dunque fondamentale “guidare” l’ufficio tra i documenti redigendo una relazione dettagliata.

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