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«A preoccupare è lo scontro Usa-Cina e tutti quei Btp nella pancia delle banche»

«Il vero rischio globale è la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, e la prospettiva di un decoupling della Cina, cioè il tentativo americano di ridurre l’integrazione di Pechino. Un male per l’America, ma anche per il resto del mondo», sostiene Nicolas Véron, 47 anni, economista francese, senior fellow presso il think tank Bruegel e il Peterson Institute for International Economics a Washington.

L’aggiornamento delle previsioni economiche del Fondo monetario internazionale, però, cita tra i rischi principali la politica fiscale italiana, mentre il rialzo dello spread mette ulteriore stress sulle banche.

«Non penso proprio che il mondo sia molto preoccupato dalla politica fiscale di Roma, né che l’Italia rappresenti uno dei maggiori pericoli per il pianeta. Le stime sull’Europa sono peggiorate a causa del deterioramento dello scenario globale e per l’incertezza legata alla Brexit. Ma pesano anche le politiche nazionali di Francia, Italia e Germania. Un anno fa il futuro appariva positivo, perché c’era molta speranza in Merkel e Macron per riformare l’eurozona. Le elezioni tedesche e la difficoltà a formare una coalizione di governo hanno reso impossibile il progetto di una leadership franco-tedesca per cambiare l’Europa»..

Però l’Italia e le banche sono finite sotto i riflettori del Fmi.

Il caso Carige

Anche il caso Carige ha dimostrato allineamento tra governo, Banca d’Italia e Bce

«L’Italia ha fatto paura a giugno, con l’insediamento del nuovo governo, Ma questa legge di Bilancio è molto meglio di quanto si temesse in estate. È vero che il governo gialloverde non è un esecutivo convenzionale, ma non lo era neanche Berlusconi. Però questo governo non vuole uscire dall’euro, né si è rivoltato contro l’Europa. Quindi il peggiore scenario è stato rimosso. E anche il caso Carige ha dimostrato allineamento tra governo, Banca d’Italia e Bce. Anzi, c’è meno opposizione oggi verso la Bce che con i governi di Renzi o Gentiloni».

Allora perché le banche sono di nuovo nel mirino?

«Qualche anno fa il settore bancario italiano era uno zombie e le sue fragilità mettevano a rischio l’eurozona, oggi non è più così. C’è stato un sostanziale miglioramento. Semmai la preoccupazione è che le banche sono vulnerabili a una crisi economica. Perciò l’incertezza del ciclo e del quadro economico desta qualche preoccupazione visto che il settore bancario si sta ancora riprendendo. Un ulteriore problema è il legame tra banche e debito sovrano. In questo sono d’accordo con il Fondo monetario: rappresenta una fonte di preoccupazione, ma solo per la zona euro. I titoli del debito pubblico nei bilanci delle banche sono un circolo vizioso, è tempo di romperlo».

I rischi

Le stime sull’Europa sono peggiorate anche per il deterioramento dello scenario globale

Come?

«Il collo di bottiglia è la concentrazione di titoli di Stato nei bilanci delle banche. Se si risolve questo problema, si sblocca la discussione sulla garanzia unica sui depositi. E si completa l’Unione bancaria, realizzando un vero mercato bancario integrato. Non sto suggerendo di dichiarare rischiosi i titoli di Stato, perché sarebbe destabilizzante. Bisognerebbe introdurre norme specifiche per incentivare le banche a comprare meno titoli di Stato e diversificare di più».

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