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Premio Ace anche per società di persone

di Amedeo Sacrestano

Con decreto del 14 marzo scorso («Gazzetta Ufficiale» 66 del 19 marzo) il ministero del l'Economia è intervenuto a fornire le norme applicative per l'Ace (l'Aiuto alla capitalizzazione economica, introdotto dalla prima manovra Monti). L'incentivo è già utilizzabile per il periodo d'imposta 2011: per questo motivo, appare evidente l'utilità pratica dei chiarimenti stabiliti dal dicastero di Via XX Settembre.
Essi si sono concentrati, per la verità, sui casi «più articolati» di applicazione del beneficio (ovvero quelli all'interno di gruppi societari) – dove l'aiuto può essere "trasferito" sia con il meccanismo del consolidato fiscale, sia con quello della trasparenza economica – che, per evidenti motivi, presentavano aspetti di maggiore criticità e indeterminazione. Per il resto, nessuna novità eclatante caratterizza il decreto, se si esclude quella delle modalità di calcolo degli incrementi patrimoniali per le ditte individuali e le società di persone.
In questi casi, il decreto ministeriale fornisce un "beneficio nel beneficio", stabilendo la rilevanza – «in luogo della variazione in aumento del capitale proprio» – del patrimonio netto risultante dal bilancio al termine di ciascun esercizio. In altre parole, per questi soggetti, tutto il patrimonio netto di fine anno rileverà ai fini del calcolo del beneficio come se fosse stato apportato nell'esercizio appena concluso e ciò non è cosa da poco. In contropartita, sempre questi beneficiari dovranno applicare, in ogni caso e comunque, le regole della contabilità ordinaria (anche per opzione, se necessario), pena la non utilizzabilità del beneficio.
In sintesi, con l'Ace l'imprenditore che decide di «trattenere in azienda gli utili» o di conferire in essa nuovi capitali ha in contropartita la possibilità di dedurre dal reddito imponibile del singolo esercizio il reddito "virtuale" prodotto dall'aumento di capitale dell'esercizio, calcolato a un tasso standard (cosiddetto «rendimento nozionale del capitale»). Per i primi anni di applicazione del meccanismo agevolativo è la stessa legge che stabilisce il rendimento standard (3%), mentre per il futuro sarà il ministero dell'Economia a fissarlo annualmente, tenendo conto del rendimento dei titoli di Stato. Già la legge chiariva che la parte del rendimento nozionale eventualmente in esubero rispetto al reddito complessivo netto dichiarato può essere computata in aumento dell'importo deducibile dal reddito dei periodi d'imposta successivi. Il decreto del 14 marzo ha fissato le regole con cui questo riporto avviene all'interno dei gruppi, stabilendo che l'importo corrispondente al rendimento nozionale che supera il reddito complessivo netto dichiarato è ammesso in deduzione dal reddito complessivo globale netto di gruppo dichiarato fino a concorrenza dello stesso. L'eccedenza che non trova capienza è computata in aumento del rendimento nozionale dell'esercizio successivo da ciascuna società o ente. Nell'Ace rilevano come variazioni in aumento del capitale i conferimenti in denaro, nonché gli utili accantonati a riserva (solo quelle disponibili). Il decreto ha chiarito che vengono assimilati ai conferimenti in denaro le rinunce incondizionate dei soci al diritto alla restituzione dei crediti verso la società, nonché la compensazione dei crediti in sede di sottoscrizione di aumenti del capitale.
Per un principio di derivazione comunitaria, il decreto ha stabilito che il beneficio Ace non si applichi ai cosiddetti "soggetti in difficoltà", ovvero società assoggettate a procedure di fallimento, di liquidazione coatta, di amministrazione straordinaria. Vietati anche i conferimenti "a cascata" nell'ambito dei gruppi societari, così come gli acquisti di aziende o di rami già appartenenti ai soggetti all'interno di gruppi.

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