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Il premier: il miglior sostegno resta la riapertura Improprio parlare del Colle

Mario Draghi sa bene di guidare una maggioranza variegata e a volte litigiosa, che ha «visioni diverse» su tanti temi, eppure non sembra riunire dubbi sulla riuscita della sua impresa di governo. Nella conferenza stampa sul decreto Sostegni il presidente del Consiglio rivendica con orgoglio i primi risultati dell’esecutivo, dalle riaperture ai vaccini e poi, quando gli chiedono se riuscirà mai a riformare il fisco, l’ex presidente della Bce si concede un tocco di vanità: «Se penso di farcela? Abbastanza spesso ce l’ho fatta, io… E questa volta a farcela sarà il governo. Bisogna avere fiducia e contare sul Parlamento, piuttosto che vederlo come un ostacolo».

Il premier dunque non sembra temere trappole, si mostra convinto che la sua maggioranza reggerà l’urto dei mesi che verranno, che «saranno migliori del passato ma saranno complessi». Il riferimento è alla questione economica e sociale, al rimbalzo del Pil e allo sblocco dei licenziamenti da luglio, ma forse anche ai temi politici che agitano i partiti. Il governo di unità nazionale avrà vita breve, o arriverà a fine legislatura? Draghi nel 2022 lascerà Palazzo Chigi per traslocare al Quirinale, come vorrebbe Matteo Salvini, o Sergio Mattarella accetterà il sacrificio del bis?

Il capo dello Stato

Trovo improprio, per essere gentili, che si parli del capo dello Stato mentre è in carica L’unico autorizzato a farlo è il presidente della Repubblica

Quando le domande sull’attualità politica inevitabilmente arrivano, il capo del governo mette su un’espressione severa e prova a stoppare un dibattito che ritiene inopportuno: «Trovo estremamente improprio, per essere gentili, che si discuta del capo dello Stato quando è in carica. L’unico autorizzato a farlo è il presidente della Repubblica». Draghi insomma, di cosa accadrà a gennaio allo scadere del mandato del presidente Mattarella e dei giochi politici attorno al Colle più alto, che pure lo chiamano in causa, proprio non intende parlare. L’unica cosa a cui pensa, come spiegheranno i collaboratori, è «attuare l’agenda di governo».

Fiducia nel Parlamento

Se penso di farcela? Abbastanza spesso ce l’ho fatta, io… E questa volta a farcela sarà il governo. Bisogna avere fiducia e contare sul Parlamento

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), le riforme e la battaglia per battere il Covid restano le sue priorità: «Ci sono ancora tanti altri provvedimenti da prendere… Guardando alle cose da fare ho detto “accidenti quante cose dobbiamo fare a maggio”, ma adesso ci stiamo arrivano e le abbiamo fatte tutte».

Riaperture e scuola

La miglior forma di sostegno, la più efficace, giusta e solida, sono le riaperture Presto si avrà il concorso ordinario della scuola

Ancora una volta Draghi rivendica «con soddisfazione» la scelta di procedere sulle riaperture all’insegna «della gradualità, della prudenza e del rischio calcolato». È sollevato perché il numero di ingressi nelle terapie intensive si è dimezzato, i ricoveri ordinari sono calati del 60% e i nuovi casi, sottolinea, sono scesi da 23 mila a seimila: «Abbiamo preso decisioni coraggiose lunedì e la graduale riapertura ha dato un mese in più di scuola a tutti i ragazzi». Anche sulla campagna vaccinale Draghi loda i «successi logistici» della sua maggioranza. «La decisione di cui il governo va molto fiero — e qui snocciola i numeri delle persone immunizzate — è la sterzata che si è data sulle classi di età, con la priorità ad anziani e fragili».

La gradualità

Abbiamo preso decisioni coraggiose e le graduali riaperture hanno garantito un mese in più di scuola in presenza ai nostri ragazzi

Agli italiani raccomanda di usare sempre la mascherina, di rispettare il distanziamento, i protocolli e le linee guida e al tempo stesso si augura che la situazione pandemica continui a migliorare, così che non ci sia più bisogno di altri decreti come quello che ha presentato ieri: «Il miglior sostegno, il più efficace, giusto e solido, è la riapertura». Dal tunnel della crisi economica si esce seguendo la luce della crescita, che per Draghi è l’unica soluzione possibile all’eterno problema dell’altissimo indebitamento: «Se sconfiggiamo la pandemia non vogliamo tornare alla situazione di prima, dobbiamo tornare a una crescita più elevata».

Prospettive di crescita

Se sconfiggiamo la pandemia non vogliamo tornare alla condizione di prima, dobbiamo tornare a una crescita più elevata

Assicura che sul Pnrr non c’è «nessun rallentamento», perché «il tempo passato è stato necessario per affrontare la complessità dei temi. Annuncia che entro la prossima settimana saranno «presentati, approvati e mandati in commissione» sia il decreto sulla governance del Piano europeo sia il decreto Semplificazioni. Sul turismo spiega che nel decreto appena approvato «c’è molto» e insiste con il leitmotiv «la miglior misura sono le riaperture».

Promette che l’Italia diventerà un Paese per giovani («è lo scopo dell’intero Pnrr»), dove i «cervelli» in fuga potranno rientrare dall’estero anche grazie al Fondo italiano per la scienza. Un Paese in cui tutti i neo-laureati «possano fare un concorso» e a settembre non ci siano cattedre senza docenti: «Presto si avrà il concorso ordinario della scuola».

Sull’emergenza migranti Draghi anticipa che lunedì al Consiglio Ue riproporrà il discorso sul meccanismo di riallocazione, che è stato «da un po’ di tempo messo a dormire». Per il premier è il primo pilastro di un accordo che «occorre assolutamente trovare», il secondo pilastro è economico e il terzo è la collaborazione «bilaterale e multilaterale» con i Paesi di partenza. I corridoi umanitari devono ripartire e serve, incalza Draghi, «un cambio di passo in tutte le direzioni».

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