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Il premier alla prova delle Camere “Costruiamo l’Italia di domani”

Sarà un Draghi poco retorico e molto pragmatico quello che oggi pomeriggio illustrerà ai parlamentari il Recovery plan italiano prima di inviarlo venerdì alla Commissione di Bruxelles. Perché il presidente del Consiglio dovrà spiegare ai tanti deputati che lo sostengono, con la sola eccezione di quelli di Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, la difficile trattativa anticipata che ha dovuto fare con la presidente Ursula von der Leyen per evitare che il piano nazionale finisse subito sotto osservazione speciale. Ma dovrà anche indicare le risposte del Piano alle domande dei partiti: dal superbonus alle misure per favorire l’occupazione delle donne e dei giovani. Un Draghi necessariamente molto politico, dal momento che nel Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) ciascuna forza politica rivendica e ricerca parti della propria identità. In cambio arriverà il voto, domani, sulla risoluzione finale.
“Italia domani” è il titolo scelto (salvo sorprese dell’ultima ora) del Piano nazionale. Dietro c’è l’idea che il Piano («un intervento epocale », lo definiscono a Palazzo Chigi) contenga già le soluzione concrete per cambiare l’Italia. E per farlo — su questo insisterà il premier — serve la crescita dell’economia, puntando su digitalizzazione e sviluppo sostenibile, il nuovo paradigma imposto dall’Europa. «L’Italia — è la sua convinzione — non è condannata al declino». «L’Italia — scrive nella premessa del Pnrr — deve combinare immaginazione e creatività a capacità progettuale e concretezza. Il governo vuole vincere questa sfida e consegnare alle prossime generazioni un Paese più moderno, all’interno di un’Europa più forte e solida». Il governo stima che l’impatto complessivo del Pnrr sul Pil nazionale fino al 2026, anno entro il quale vanno impegnati i 191,5 miliardi finanziati dal Next generation Eu, sarà di circa il 16 per cento, percentuale che dovrebbe salire al 24 nelle regioni del Mezzogiorno (alle quali andrà il 40 per cento delle risorse europee). Tassi di crescita che l’Italia non conosce da decenni e che richiamano la cavalcata dell’economia nazionale nella stagione della ricostruzione post-bellica che ci ha portati in tempi veloci a convergere con i Paesi più industrializzati. Fu l’Italia del “miracolo economico”. Su questo insisterà Draghi. Le analogie ci sono e d’altra parte “Italia domani” presuppone un Paese diverso da quello attuale ma anche da quello precedente la pandemia. «Un Paese fragile», secondo il presidente del Consiglio, molto indietro rispetto al livello di crescita degli altri: tra il 1999 e il 2019 — è un dato spesso ripreso dall’ex banchiere centrale — in Italia il Pil è aumentato in totale del 7,9 per cento mentre nello stesso periodo in Germania, Francia e Spagna la crescita è stata rispettivamente del 30,2, del 32,4 e del 43,6 per cento. Un abisso, insomma, ci ha separato dai nostri concorrenti. E l’obiettivo principale del Pnrr — affrontata l’emergenza sanitaria — è quello di colmarla, per ridurre le diseguaglianze anche territoriali (Nord-Sud), per accrescere il tasso di occupazione t ra le giovani generazioni così come la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, oggi in fondo alla classifica europea. Draghi sottolineerà, tra le altre, la scelta del governo di aver destinato alla quinta (su sei) missione del Piano (“Inclusione e coesione”) complessivamente 22,4 miliardi, compresi i 2,6 miliardi del fondo nazionale complementare. I quali vanno letti insieme ai 31,9 miliardi totali sotto la voce “Istruzione e ricerca” (quarta missione), dove sono previsti anche gli investimenti per gli asili nido, per le scuole materne, per i servizi all’infanzia. Un pacchetto di interventi per incentivare la natalità e provare a scongiurare il declino demografico al quale per ora siamo pericolosamente condannati e che pesa non poco, e con diversi risvolti, sulla crescita del Pil nazionale.
Un’Italia diversa che dovrà, tuttavia, fare i conti con la massa di debito pubblico accumulata per fronteggiare i danni economici e sociali provocati dalla diffusione del virus. Rispetto al 2019, prima del contagio globale, il debito italiano è aumentato del 25 per cento, toccando ormai il 160 per cento rispetto al Pil. Un livello inaccettabile per le future generazioni. Per questo l’imperativo è la crescita. Draghi lo dirà anche oggi in Parlamento.
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