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Il premier accelera sui negozi: «Valutiamo la possibilità di anticipare le riaperture»

Roma Per migliaia di piccole imprese stremate dal lockdown, ogni giorno ulteriore di attesa rischia di avvicinare il collasso definitivo. Le pressioni delle categorie produttive si sono fatte insostenibili per il governo, già sommerso dalle voci dissonanti che si alzano nella maggioranza e tra i presidenti delle Regioni. E così Giuseppe Conte si è convinto a rivedere la tempistica delle riaperture.

Il presidente del Consiglio, intervistato dall’Agi, ha detto che «continuando con il senso di responsabilità sin qui dimostrato, in molti territori si potranno anticipare le riaperture già nei prossimi giorni di maggio». Il pressing è fortissimo, l’intero comparto del commercio denuncia di essere in ginocchio. E Conte, incontrando Rete Imprese Italia, prova a rassicurare la categoria: «Dal governo non c’è alcuna volontà di protrarre questo lockdown residuo. Se c’è la possibilità di anticipare qualche data, possiamo anche valutare delle aperture ulteriori».

In alcune Regioni i bar, i ristoranti, i parrucchieri e i centri estetici potranno alzare le saracinesche due settimane prima dell’1 giugno, cioè già il 18 maggio. Stessa data (forse) per i teatri, a quanto il premier ha dichiarato al Fatto quotidiano. La scelta sarà presa sulla base dell’indice di contagio R0, delle regole di monitoraggio del ministero della Salute e dei protocolli di sicurezza che l’Inail sta realizzando per ogni categoria. Le nuove norme dovranno passare al vaglio del Comitato tecnico-scientifico, che in realtà è orientato a concedere il via libera solo il 1° giugno per i comparti più a rischio.

Il governo ha chiesto di accelerare i pareri. «Ora stiamo lavorando su bar, ristoranti e parrucchieri — conferma il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia —. Ma parliamo di attività che avvengono attraverso il contatto fisico, quindi dobbiamo aspettare le linee guida perché possano lavorare in sicurezza». Il ministro si aspetta che il documento dell’Inail sia pronto tra il 14 e il 15 maggio, così che «il 18 si potrà cominciare ad aprire». Sempre che i dati epidemiologici siano rassicuranti.

Oggi pomeriggio il ministro Boccia presiederà la conferenza con le Regioni e cercherà di mettere un po’ di ordine nel caos, confermando la possibilità di anticipare alcune riaperture. Dopo il caso di Jole Santelli — che è finito davanti al Tar della Calabria per aver fatto partire bar e ristoranti senza aspettare le linee guida — i governatori continuano a procedere in ordine sparso. Ma nel complesso i toni si sono abbassati e il dialogo tra esecutivo e territori continua. «I presidenti hanno frenato — spiegano nel Pd —. Hanno capito che la battaglia per le riaperture non può passare per una violazione delle regole sulla sicurezza dei lavoratori».

Nel corso della videoconferenza tra Stato e Regioni il presidente Stefano Bonaccini si farà portatore della richiesta di anticipare alcune riaperture. Ma Boccia frenerà qualunque richiesta di riaprire già l’11 maggio, senza il tempo di valutare l’impatto dei primi giorni di Fase 2. La linea del governo resta quella della prudenza. Eppure il capogruppo del Pd Andrea Marcucci, già fedelissimo di Matteo Renzi, teme che il 1° giugno possa essere «troppo tardi per moltissimi operatori» e spinge ad accelerare: «Bisogna fare di tutto per assicurare l’apertura di bar, ristoranti, estetiste, parrucchieri il prima possibile».

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