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Premiati i piccoli prestiti

Lo scenario delle erogazioni alle famiglie italiane resta difficile. Secondo l’ultimo Osservatorio sul credito al dettaglio realizzato da Assofin, Crif e Prometeia, relativo al consuntivo 2013, il credito alle famiglie ha continuato a contrarsi proseguendo il trend in atto ormai da metà 2012.

Tuttavia, nel primo trimestre del 2014 i flussi di nuovi crediti sono tornati a crescere rispetto allo stesso periodo del 2013, grazie a un miglioramento del clima di fiducia delle famiglie in seguito ai primi segnali della possibile fine della fase recessiva e a condizioni di offerta più distese. In particolare, l’attività di erogazione di credito al consumo, dopo la chiusura in negativo del 2013 (-5,3%), nel primo trimestre del 2014 rimane stabile (-0,2%).

Domanda tra luci e ombre. Secondo quanto rilevato da Eurisc, il sistema di informazioni creditizie di Crif, a maggio è proseguito il recupero dei mutui (+6,6% rispetto allo stesso mese del 2013), ma anche la contrazione dei prestiti (-7,0%). Risultati che gli autori della ricerca attribuiscono al clima di incertezza che avvolge l’economia italiana, sospesa tra previsioni di ripresa e il permanere di una difficile situazione sul fronte occupazionale. In questo senso, l’andamento delle richieste di prestiti rappresenta un indicatore importante per tastare il polso alle famiglie e valutare la loro propensione a impegnarsi nell’investimento sulla casa o nell’acquisto di beni durevoli o di costo elevato.

Tornando ai dati, nei primi cinque mesi del 2014 i mutui sono cresciuti del 9,4% rispetto allo stesso periodo del 2013, ma il confronto risulta negativo con gennaio-maggio del 2012 (-2,1%) e ancor più con il medesimo intervallo di tempo nel 2011 (-45,8%). Nei primi cinque mesi del 2014 l’importo medio richiesto dei mutui si è attestato a 124.856 euro, contro i 127.646 dello stesso periodo dell’anno precedente. Un dato che si presta a una duplice possibilità di lettura: riflette le difficoltà crescenti di molte famiglie italiane, ma anche la contrazione dei prezzi degli immobili.

Premiati i prestiti per gli importi limitati. Cosa scegliere tra mutuo e prestito? Alla domanda, comune tra le famiglie italiane intenzionate a rinnovare l’abitazione, è possibile rispondere attraverso le simulazioni effettuate da Roberto Anedda, direttore marketing di Mutuionline.it e di PrestitiOnline.it. «La scelta deve tenere conto di diversi vincoli, a partire dal fatto che un prestito può essere richiesto per le finalità più varie, mentre nel caso del mutuo, se la necessità del finanziamento non è quella classica dell’acquisto o ristrutturazione casa oppure di surroga, dovrà essere richiesto per liquidità generica», spiega Anedda. «Quest’ultima può essere impegnata come si desidera, tenendo conto però che le offerte in questo caso sono meno numerose e mediamente più costose». Il prestito ha poi due limiti: un importo massimo mediamente di 30mila euro e una durata che non va oltre i dieci anni, mentre gli importi del mutuo possono essere anche di centinaia di migliaia di euro e arrivare a durate di 30 anni. Inoltre c’è da considerare che i mutui possono essere a tasso fisso o a tasso variabile, mentre i prestiti sono praticamente tutti a tasso fisso, ma più alti di diversi punti percentuali rispetto ai mutui.

Fatte queste premesse, la discriminate diventa l’importo: «Se si tratta di cifre superiori ai 30 mila euro sarà molto difficile trovare offerte di prestito e si dovrà valutare un eventuale mutuo», sottolinea l’esperto. «Se invece l’importo da finanziare è minore si ha il problema opposto: difficilmente le banche concedono mutui per importi di poche decine di migliaia di euro, e tra l’altro i costi legati all’operazione (spese bancarie, notaio, imposte) inciderebbero non poco sul costo totale del finanziamento». Se invece la cifra da richiedere va dai 50 mila euro in su, «il mutuo risulta essere la soluzione più consigliabile».

Va poi tenuto presente che le lunghe durate del mutuo permettono di mantenere una rata che non pesi troppo sul reddito anche a fronte di finanziamenti di importo elevato, con costi contenuti rispetto ad un prestito. «Per esempio, un mutuo di 10 anni per ristrutturazione da 50 mila euro a tasso fisso, con una rata di 508 euro al mese, produce circa 11 mila euro di interessi totali, tanti quanti un prestito della stessa durata e finalità da 30 mila euro con una rata da 350 euro circa», sottolinea Anedda. Il mutuo, quindi, ha una rata un po’ più alta, ma nello stesso periodo di tempo permette di ottenere quasi il doppio del capitale pagando complessivamente gli stessi interessi.

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