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Premafin, ultimo atto dei Ligresti

MILANO — I Ligresti escono dal vertice dalla loro holding, la Premafin. Oggi l’assemblea della società nomina il nuovo consiglio targato Unipol e della vecchia proprietà, ora socio di minoranza, resterà con ogni probabilità solo un rappresentante: il commercialista Luigi Reale, numero uno della lista presentata da Limbo e Canoe, le «scatole» di Paolo e Giulia Ligresti (rispettivamente al posto 10 e 11 dell’elenco dei candidati), titolari in totale del 3,9% del capitale.
Esce dunque Giulia, presidente e amministratore delegato, che questa mattina condurrà per l’ultima volta i lavori dell’assise. Più significativo, nonostante la sua carica sia solo onorifica, sarà poi l’addio del padre Salvatore Ligresti, che nel 1996 ha lasciato (a Carlo Ciani) il posto di numero uno operativo della holding.
Il passo che avrà luogo in assemblea è scontato: Unipol, sottoscrivendo l’aumento di capitale riservato per circa 340 milioni, ha acquisito il controllo di Premafin con l’81% del capitale. È dunque ovvio che la lista della compagnia bolognese, guidata dal presidente Pierluigi Stefanini e che ha come numero 3 l’amministratore delegato Carlo Cimbri, faccia l’en plein.
Il nuovo board sarà di transizione, nel senso che porterà nei prossimi mesi la società alla fusione con Fonsai, Milano e Unipol assicurazioni prevista dal progetto. Si tratta però, ed è qui il valore più che simbolico, della prima tappa dell’uscita dei Ligresti dal gruppo. La prossima avrà luogo con l’assemblea Fonsai per il rinnovo del consiglio convocata per il 29-30 ottobre. Nell’attuale board, dimissionario, figurano ancora Salvatore presidente onorario, Jonella vicepresidente e Paolo consigliere. Una permanenza che i fratelli Ligresti, componenti anche il comitato esecutivo, non avrebbero in verità voluto cancellare. Tanto è vero che quando a fine luglio il board di Fonsai è decaduto in seguito alle uscite del presidente Cosimo Rucellai e dell’amministratore delegato Emanuele Erbetta, loro non hanno rassegnato le dimissioni. Atteggiamento che probabilmente (insieme ad altri elementi) non è estraneo alla decisione di qualche giorno fa dell’Isvap di nominare per Fondiaria-Sai un commissario ad acta per le azioni di responsabilità.
È possibile che Giulia Ligresti pronunci qualche parola per sottolineare la lunga vicenda che ha visto la famiglia sottoscrivere l’accordo con Unipol e poi mettersi in trincea per bloccarlo. In ogni caso, per la holding si tratta dell’ultimo atto di una storia che ha visto diversi passaggi significativi. Come la giornata nella quale, in uno scenario multivisione con il passaggio di diapositive che hanno raccontato attività e patrimonio della società, Salvatore e Fausto Rapisarda hanno presentato agli analisti la «matricola» Premafin. È il 14 novembre 1989, il prezzo di collocamento delle azioni è stato fissato in 17 mila lire, e il debutto al listino è previsto per metà dicembre. Salvatore in conferenza stampa profila possibili accordi con partner esteri e annuncia riflessioni sulla costituzione di un’accomandita sul modello della Giovanni Agnelli & c. A un certo punto una voce annuncia che stanno partendo le diapositive e c’è bisogno di buio in sala: «spegni i luci». Partono le foto e i grafici.
Sono passati oltre 20 anni. I debiti erano già una zavorra per il gruppo che rileverà Fondiaria nel 2001. Non era ancora «transitato» il ciclone Mani Pulite. Il variegato «impero» di Salvatore negli anni successivi attraversa una crisi pesante, poi si risolleva. Quindi disegna l’ultima parabola che lo porta alle vicende più recenti. E ora, per la Premafin targata Ligresti, le luci si spengono di nuovo.

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