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Premafin ripensa l’aumento FonSai

di Laura Galvagni

Premafin scrive ai consiglieri di Fondiaria Sai e lo fa con un intento preciso, capire se l'aumento di capitale debba davvero essere da 1,1 miliardi di euro. In una missiva inviata ieri a tutti i membri del board della compagnia la holding avrebbe chiesto se reputano ancora necessaria un'iniezione di liquidità così importante. Le ragioni che avrebbero spinto la holding a sollecitare il cda di FonSai sarebbero due: le mutate condizioni dei mercati e la conseguente risalita del margine di solvibilità che, stando agli ultimi calcoli, sarebbe vicino al 95%.
Se ciò non bastasse, risulta convocato per oggi un consiglio di amministrazione della holding il cui ordine del giorno sarebbe tuttavia coperto dal più stretto riserbo. Anzi, pare che il board sia stato a suo tempo sollecitato per discutere di un tema ormai non più attuale. Nonostante ciò, il cda sarebbe ancora in agenda. E a questo punto, posto che si terrà a 24 ore appena dalla scadenza dell'offerta presentata da Roberto Meneguzzo e Matteo Arpe, nessuno può escludere che la riunione possa servire per fare il punto sugli ultimi avvenimenti. Tanto più che qualcuno si aspetta che Sator e Palladio sfoderino un nuovo colpo di scena. C'è chi punta sull'annuncio di una prossima battaglia legale, chi su una proroga dell'offerta, chi immagina direttamente una mossa su Premafin-FonSai. In ragione anche di ciò, il consiglio di amministrazione di Premafin convocato per oggi assume un significato particolare, sebbene, stando a quanto ricostruito, all'ordine del giorno non vi sarebbe alcuna delibera. Sul tavolo c'è comunque l'accordo di massima su un nuovo progetto di ristrutturazione raggiunto con le banche creditrici lunedì durante il summit con l'advisor Leonardo & co. In quella sede, due dei creditori, General Electric e Cariparma, avrebbero sollevato il tema dell'opportunità di discutere dell'offerta Sator-Palladio. I legali presenti avrebbero «sconsigliato» alle banche di procedere a trattativa privata con Meneguzzo e Arpe sottolineando che ogni presa di posizione su quella proposta sarebbe di competenza esclusiva di Premafin. Nonostante questo, le banche sembrerebbero comunque orientate a ottenere un parere legale «certificato» che chiarisca le responsabilità onde evitare problemi futuri. Insomma le questioni da discutere sono molteplici.
Detto questo, la giornata di ieri è servita per metabolizzare quanto stabilito alla vigilia sul fronte dei debiti Premafin. In particolare, ieri Leonardo & co ha inviato a UniCredit una bozza di quanto discusso nella riunione di lunedì. Il documento è stato inoltrato da Piazza Cordusio alle banche creditrici (Mediobanca, Bpm, Banco Popolare, Intesa, General Electric e Cariparma) e potrebbe rappresentare la base per l'accordo, che verrà poi portato nei comitati crediti, che sarà oggetto della lettera di impegni che gli istituti firmeranno in vista del cda Premafin del 15 marzo. Come è noto, l'intesa di massima raggiunta prevede un riscadenziamento del debito, 368 milioni, al 2020 fino a che non si realizzerà la fusione o in caso di esclusione di Premafin dalla maxi-integrazione. Mentre, a fusione realizzata, 218 milioni saranno rimborsati al 2018, con un piano di ammortamento che partirà nel 2016, e 150 milioni saranno trasformati in un prestito convertendo a tre anni.
Sullo sfondo proseguono le trattative per la determinazione dei concambi, altro nodo chiave del progetto Unipol-FonSai. Mentre in Borsa sono scattate le prime prese di beneficio: FonSai ieri ha chiuso in ribasso del 9,75% a 1,2 euro, Premafin ha perso il 9,39% a 0,38 euro e Milano Assicurazioni ha ceduto il 7,49% a quota 0,29. In calo molto più contenuto Unipol, scesa dell'1,28% a 0,27 euro.

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