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Premafin, nuovo ostacolo per Unipol

FonSai ha deciso di avviare, a tempo, l’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori responsabili della sua rovina. Ma in tardissima serata è arrivato un colpo di scena. Il board di Premafin ha dovuto accogliere la proposta del custode delle azioni sequestrate relative ai trust esteri che hanno il 20% del capitale, convocando pertanto un’assemblea per rimettere in discussione la delibera sull’aumento di capitale per Unipol, esaminando anche l’offerta di Sator e Palladio. Che nel frattempo, però, è evaporata.
È l’ultimo colpo di teatro di una serata caratterizzata dal cda di FonSai che, al termine di un agitata riunione, ha convocato per il 25 settembre prossimo un meeting degli azionisti per promuovere l’azione di fronte al tribunale nei confronti degli amministratori che, nelle tante transazioni con parti correlate, verranno riconosciuti responsabili di aver causato danni alla società. I principali indiziati sono naturalmente gli amministratori-controllori del gruppo, la famiglia Ligresti, ma anche quanti (ad iniziare dall’ex ad Fausto Marchionni, ne hanno condiviso le scelte nel corso degli anni. A decidere le proposte da formulare in assemblea non sarà una nuova riunione del cda ma direttamente l’amministratore delegato Emanuele Erbetta ed il direttore generale Piergiorgio Peluso che ieri hanno ricevuto una precisa delega in tal senso. I due dirigenti fin da subito potranno procedere nei confronti dei tanti consulenti che hanno asseverato le stime sulle operazioni a rischio di conflitto. Nella relazione presentata dai sindaci nei mesi scorsi, in particolare, sono stati espressi rilievi sulla società di consulenza immobiliare «Scenari immobiliari» che, peraltro, ha reagito vigorosamente alle critiche.
La decisione del cda non è passata serenamente. In quattro ore di discussione , alcuni esponenti più in vista della «vecchia guardia» (Cosimo Rucellai, Vincenzo La Russa, Massimo Pini, Salvatore Spiniello) avrebbero insistito per rinviare la decisione, sostenendo che un cda non poteva mettere sotto accusa se stesso. E ventilando l’ipotesi di un ricorso al Tar se in caso di inazione l’Isvap, mantenendo fede alla sua minaccia, avesse nominato un commissario ad acta esautorando il consiglio dal compito di fare pulizia al suo interno. In questa dialettica Jonella Ligresti, sul punto di essere «dimissionata» dall’Isvap (per il mancato rispetto della normativa sui «doppi incarichi») avrebbe invece mantenuto un atteggiamento più defilato.
Alla fine, appunto la decisione è passata e nei prossimi giorni il cda affronterà il secondo punto posto dall’Isvap per evitare la nomina di un commissario: la definizione di nuovi assetti di corporate governance e l’ingresso di nuovi amministratori in consiglio. Domani i due «super consulenti» scelti dalla società, Francesco Carbonetti ed Angelo Casò, faranno conoscere al management le loro proposte e lunedì, preceduta da una riunione di indipendenti, il cda tornerà a riunirsi per decidere. Tra i nomi che ricorrono con insistenza per segnare una discontinuità nel board della compagnia c’è quello dell’ex presidente dell’Ania Fabio Cerchiai e del giurista Paolo Ferro Luzi. Il primo, manager di lungo corso del settore assicurativo, è anche presidente della Gualtieri&associati, la società di consulenza che ha assistito Unipol nella definizioni dei concambi. Quanto a Ferro Luzzi, fu il primo presidente di Fonsai, all’inizio del decennio. Ma nei mesi scorsi è tornato ad incrociarne il destino accompagnando Matteo Arpe in Consob a spiegare il suo progetto alternativo di salvataggio. Ed ora potrebbe seguire la società anche nell’atto finale di scioglimento in Unipol.
Quanto alla compagnia emiliana il suoi vertici si sono trasferiti a Londra per convincere gli scettici investitori della city che la loro è l’operazione giusta per salvare un gruppo assicurativo e crearne uno più grande. In un’intervista al Financial Times l’ad Carlo Cimbri ha assicurato che «Unipol è lontana dai tradizionali salotti di potere della finanza italiana e soprattutto è lontana da Mediobanca». E, se ne avrà le condizioni, rimborserà ancora più velocemente di come si è impegnata a fare con l’Antitrust i crediti che vanta Piazzetta Cuccia. Un’opzione che, detto di passata, allieterebbe anche l’istituto di credito.

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