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«Prelios, utili ancora in aumento Pronti a valutare acquisizioni»

«Dal turnaround al rilancio e alla crescita. Prelios fa utili e genera cassa in modo crescente. Ora siamo pronti per crescere anche attraverso acquisizioni». Riccardo Serrini è dal 2016 amministratore delegato del gruppo Prelios che oggi, con oltre 37 miliardi di asset under management, è tra i maggiori player europei nei settori dell’alternative asset management e dei servizi real estate ad alto valore aggiunto.

Cinque anni fa la società chiudeva ancora i conti in perdita, poi la ristrutturazione e il rilancio. Nel 2020 l’utile netto è stato di 68,7 milioni e nel 2021 le attese sono di un ulteriore miglioramento dopo che il cda presieduto da Fabrizio Palenzona ha annunciato i conti semestrali: utile netto di 54,9 milioni, ricavi consolidati pari a 130,5 milioni (+16%), Ebitda consolidato di 60,8 milioni.

Il business principale è l’attività di Credit servicing nel mondo dei crediti problematici (Npl e, sempre più, Utp) con asset in gestione per 30,4 miliardi, ma cresce anche l’area dell’investment management (6,7 miliardi).

«Dopo il rilancio del gruppo abbiamo ceduto le attività all’estero per focalizzarci, per ora, sull’Italia che era e rimane il mercato più grande in Europa – spiega Serrini – e abbiamo deciso di integrarci sempre più verticalmente: non solo puro servicing, ma anche gestione degli asset sottostanti il credito problematico, come ovviamente l’immobiliare, e gli Utp, dove, tra l’altro, abbiamo creato il più grande fondo di credito, “Back-to-Bonis” da un miliardo, coinvolgendo una decina di banche».

La proprietà di Prelios è dal 2018 del fondo di private equity Davidson Kemper Capital Management. È possibile che il fondo decida di uscire tramite Ipo o un’aggregazione? «Non entro nel merito di scelte che appartengono all’azionista – precisa Serrini – Il compito del management di Prelios è di pensare alla crescita e ad innovare. Finora lo abbiamo fatto per via interna, ora che generiamo cassa in modo stabile possiamo valutare anche acquisizioni. Non solo nel servicing, ma anche nei servizi ancillari al real estate e al credito, come dimostra la recente acquisizione da Business Support del ramo d’azienda Loan & facility agency e monitoring, con la successiva costituzione di Prelios Credit Agent».

A inizio anno eravate tra i possibili acquirenti di Cerved Credit Management, poi l’Opa sul gruppo ha bloccato il processo di vendita. Cerved resta un obiettivo? «Posso solo dire che Prelios intende partecipare al processo di consolidamento che è inevitabile anche nel nostro settore».

Un settore, quello della gestione degli Npl, che con la crisi indotta dal Covid è destinato a crescere ancora. Considera tuttora plausibili le stime che indicano in 100 miliardi i nuovi Npl? O il basso tasso di default dei crediti usciti dalle moratorie induce a un minore pessimismo? «In valore assoluto credo che quella stima rimanga corretta – spiega Serrini – anche se grazie ai vari provvedimenti del Governo e delle Autorità europee si è comprato tempo, evitando un effetto “scalone” nella crescita degli Npl, che invece si formeranno con maggiore gradualità nei prossimi anni».

A guardare i dati semestrali delle banche, con drastica riduzione delle rettifiche su crediti, si direbbe che stia prevalendo l’ottimismo dopo i maxi-accantonamenti dell’anno scorso. «Se guardiamo all’evoluzione dei crediti in Stage 2, che sono prestiti in bonis ma con segnali di deterioramento, emerge che nel 2020 il flusso di nuovi Stage 2 è stato di 64 miliardi. Inevitabile che, soprattutto per le aziende dei settori più colpiti dalla crisi, una parte di quei crediti si trasformerà in Utp».

Per le banche dunque è in arrivo una nuova ondata di Npl che peserà sui bilanci? «Le banche italiane hanno dimostrato di saper ridurre gli Npl – prosegue Serrini – e grazie a uno strumento come la Gacs, garanzia pubblica che riduce il costo della cartolarizzazione, le banche continueranno a smaltire le sofferenze. Piuttosto prevedo, prima, una crescita degli Utp che ormai, a livello di stock, hanno praticamente uguagliato gli Npl. E purtroppo la Gacs non è stata estesa anche agli Utp».

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