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Prelios-Fortress insieme a caccia dei Npl

Nemici prima, amici oggi. Perché pecunia non olet. E il piatto dei crediti incagliati (non perfoming loans) delle banche italiane è davvero ricco, con almeno una trentina di miliardi da spartirsi. Nasce così la nuova alleanza fra Gruppo Fortress e Massimo Caputi – che due anni fa lottarono senza esclusione di colpi per l’acquisizione da Pirelli di Prelios, andata alla fine a Caputi – con il benestare di Unicredit. L’alleanza si articola in due operazioni. La prima, che arriverà a conclusione soltanto il prossimo luglio, prevede la fusione tra Torre sgr, la società di gestione del risparmio controllata da Fortress al 70 per cento (attraverso Italfondiario) e da Unicredit al 30 (attraverso Pioneer), e la sgr del gruppo Prelios. Le masse amministrate arriveranno a circa 7 miliardi (5 di Prelios e 2 di Torre) e comunque Prelios avrà la maggioranza delle quote. Il nodo del prezzo dei concambi non è ancora stato affrontato anche perché siamo indietro: entro fine maggio dovrà infatti essere svolta l’analisi di fattibilità, a cui poi seguirà la definizione dei concambi. La chiusura dell’operazione è prevista per fine luglio, quando dovrà essere sottoposta all’esame della Banca d’Italia. Il secondo tassello dell’intesa passa da un’altra fusione perché, a monte, Prelios Credit Services, la società di gestione dei crediti del gruppo che fa capo a Caputi, si fonderà con Italfondiario, anche questa specializzata nella gestione degli Npl. L’intreccio azionario che ne verrà fuori è piuttosto complesso perché – oltre ai vari attori nominati finora – c’è da considerare anche la presenza di Intesa Sanpaolo, che ha il 12,5 per cento di Italfondiario. L’obiettivo di questo nuovo rimescolamento di carte è chiaramente – oltre alla gestione dei fondi immobiliari sottostanti in una dimensione maggiore, il che comporta significative economie di scala – anche il ricco piatto dei non performing loans delle banche italiane. L’asset quality review i cui esiti sono previsti per il prossimo ottobre sta costringendo gli istituti di credito – spronati dalla Banca d’Italia – a fare quella completa pulizia di bilancio rimandata o ritardata per troppo tempo. Il che le obbligherà a far emergere tutte le minusvalenze sui crediti. Il mercato si aspetta quindi una gran quantità di non performing loans in vendita ed è questo che spiega l’interesse di un gruppo come Fortress, pronto a mettere sul piatto la sua forza finanziaria pur di fare buoni affari nel mercato italiano. Ma non è tutto. Il puzzle si completa prendendo in considerazione anche la gara per la vendita di Uccmb, la società del gruppo di Unicredit specializzata proprio nella gestione dei crediti problematici. Con questa iniziativa, l’istituto guidato da Federico Ghizzoni ha deciso in pratica di uscire dalla gestione diretta dei non performing loans. L’advisor Ubs ha individuato, fra le tredici proposte iniziali, cinque candidati per la short list. Si tratta delle cordate Tpg-Deutriuscissero sche Bank-Goldman Sachs; di Cvc-Jupiter-Cerberus, del fondo Usa Apollo, assistito da Eidos Partners; di Blackstone; e, last but not least, della nuova cordata- alleanza tra Italfondiario e Prelios, con in più Rothschild e con l’assistenza di Mediobanca. È chiaro che se Fortress-Prelios a vincere questa gara si creerebbe un colosso in grado di attirare business anche dalle altre banche (tra l’altro Uccmb lavora già anche per altri istituti). Da questa vendita, Unicredit potrà ricavare tra 700 milioni e 1 miliardo di euro. Ma poi entrerà in ballo la vendita di almeno una parte dei 4,4 miliardi di euro di sofferenze che l’istituto guidato da Ghizzoni vuole cedere, sembra a un valore vicino al 10 per cento del nominale. Dentro Uccmb ci sono però almeno una trentina di miliardi di sofferenze di altre banche, un piatto ghiotto per chiunque. A escludere la strada di una cessione dei crediti problematici dovrebbe restare soltanto Intesa Sanpaolo, che invece vuole gestirseli per conto suo.

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