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Prelievi, franchigia con limiti

Nuove franchigie sui prelievi non giustificati degli imprenditori alla ricerca di un’identità. Dopo le modifiche alla disciplina delle indagini finanziarie introdotte dall’articolo 7-quater del dl n.193/2016 con l’introduzione delle c.d. «franchigie» grazie alle quali il sistema di presunzioni legali relative si applicano soltanto in corrispondenza di prelevamenti o importi riscossi «per importi superiori a 1.000 euro giornalieri e, comunque, a 5.000 euro mensili» occorre chiedersi come realmente operino nel concreto tali esclusioni.

Nel tentativo di mettere alcuni punti fermi sul tema sono intervenuti sia l’Agenzia delle entrate con la recente circolare n.8/E del 7 aprile 2017, sia il Comando generale della Guardia di finanza con apposite istruzioni operative diffuse ai singoli reparti.

Le «interpretazioni» dei due organi addetti alle verifiche sul campo non sempre collimano fra loro ed è pertanto necessario provare a mettere ordine sulla effettiva portata delle nuove disposizioni che hanno effetti pratici di evidente rilievo.

Prima di entrare nel merito delle questioni è opportuno ricordare, in linea con quanto riportato anche nelle citate istruzioni operative della Guardia di finanza, che l’introduzione di una «franchigia» al di sotto della quale non opera alcun automatismo probatorio in pregiudizio del contribuente è ispirata da esigenze di semplificazione fiscale che dovrebbero ricondurre entro i criteri della ragionevolezza e della proporzionalità il contraddittorio con l’Amministrazione finanziaria durante le indagini finanziarie.

In linea generale l’amministrazione finanziaria con vari interventi di prassi amministrativa ha più volte auspicato un orientamento prudenziale durante le indagini finanziaria finalizzato a sollevare il contribuente da ogni onere dimostrativo in relazione a operazioni bancarie che già esteriormente apparivano come riconducibili alla sfera privata e familiare.

Oggi, con le modifiche introdotte dal decreto legge n.193/216, un tale approccio prudenziale è stato recepito dal legislatore tramite l’introduzione di precisi criteri numerici, sulla base dei quali ora vengono isolati a priori i prelievi plausibilmente estranei alla sfera imprenditoriale in ragione del loro valore, agevolando sensibilmente il contribuente nell’interlocuzione con gli organi di controllo.

Ciò premesso vediamo ora il concreto funzionamento delle nuove franchigie alla luce delle interpretazioni fornite dai due organi sopra ricordati.

Soggetti ai quali si applicano le franchigie. Poiché con lo stesso dl n.193/2016 il legislatore, adeguandosi alla sentenza n. 228 del 24 settembre 2014 della Corte Costituzionale, ha escluso la rilevanza dei prelevamenti dai conti correnti dei liberi professionisti le nuove franchigie si rendono applicabili, si legge nelle istruzioni operative della Gdf, soltanto ai titolari di reddito d’impresa, che conseguono «ricavi» in base agli artt. 57 e 85 del Tuir.

A parere di chi scrive le suddette franchigie per i prelievi dovrebbero valere, a maggior ragione, anche nel caso di indagini finanziarie eseguite nei confronti di persone fisiche non titolari di partita Iva.

L’operatività in concreto delle franchigie ai prelievi. Nella circolare n. 8/E le Entrate hanno chiarito che le suddette franchigie hanno rilevanza soltanto in relazione ai prelevamenti non giustificati e non anche sui versamenti per i quali rimane in vigore la regola che gli stessi costituiscono presunzione di reddito in assenza di apposita «giustificazione».

In realtà, come si può ben vedere, la formulazione letterale della nuova disposizione è tutt’altro che chiara facendo comunque riferimento anche a «importi riscossi» che farebbero legittimamente pensare a una operatività delle suddette franchigie giornaliere e mensili anche per i versamenti sui conti correnti.

Anche il documento della Gdf limita la sua analisi ai soli prelevamenti non giustificati e non annotati nelle scritture contabili, dando per scontato che le nuove franchigie operino soltanto su tale fronte.

Per quanto attiene l’operatività delle due franchigie secondo la Gdf la formulazione letterale della norma fa ritenere che tra le medesime esista un rapporto di progressività, nel senso che il limite mensile di euro 5.000 esprimerebbe un tetto massimo per i prelevamenti giornalieri per importi inferiori a euro 1.000.

I due importi devono quindi essere letti in stretta correlazione l’uno con l’altro facendo scattare di nuovo l’obbligo di indicazione del beneficiario delle somme, ogni qual volta l’uno dei due importi, giornaliero e mensile, venga ad essere superato.

Lo spirito della norma è quello di evitare un contraddittorio fra l’Amministrazione finanziaria e il contribuente con richieste di giustificazioni relative a spese riconducibili all’ambito della vita privata e familiare, in cui rientrano ragionevolmente quelle di importo giornaliero inferiore alla soglia di euro 1.000 e fino a 5.000 euro mensili. Al tempo stesso però il legislatore ha inteso porre un preciso limite dichiarando nuovamente e pienamente operativa la presunzione legale relativa vigente in tema di accertamenti bancari per i prelevamenti di importo giornaliero superiore ai mille euro o per quelli eccedenti la franchigia mensile di euro 5.000.

Sulla base di una tale interpretazione il titolare di redditi d’impresa dovrà dunque indicare il soggetto beneficiario dei prelevamenti non annotati nelle scritture contabili, nelle seguenti circostanze:

– quando eccedono la soglia giornaliera di euro 1.000, indipendentemente dal superamento o meno di quella mensile di euro 5.000;

– quando, pur essendo singolarmente inferiori a euro 1.000, nel complesso superino la soglia mensile di 5.000 euro.

Dunque un prelievo giornaliero non annotato in contabilità di importo superiore ai mille euro deve sempre essere giustificato indicandone il soggetto o i soggetti beneficiari, mentre nel caso di superamento del limite dei 5.000 euro su base mensile è necessario capire esattamente cosa debba formare oggetto di giustificazione.

Secondo la Guardia di finanza se nel corso della singola mensilità viene superato il limite di 5.000 euro, la presunzione legale si applica su tutti i prelevamenti eccedenti quest’ultima soglia. Ciò significa che per il contribuente dovrebbe essere sufficiente riuscire a giustificare prelievi per importi tali da rientrare sotto la soglia mensile dei 5 mila euro.

Supponendo pertanto un caso pratico nel quale un imprenditore, tramite singoli prelievi giornalieri, tutti inferiori ai mille euro, abbia prelevato 6 mila euro nel corso dell’indagine finanziaria dovrà riuscire a individuare i beneficiari delle somme che eccedono al franchigia mensile ora prevista dalle nuove norme. Nel caso in esame dovrà quindi riuscire a indicare ai verificatori i soggetti beneficiari delle mille euro eccedenti la franchigia mensile di 5 mila euro.

Decorrenza delle nuove disposizioni. Su questo punto le interpretazioni dei due enti preposti alle attività di accertamento si fanno totalmente difformi.

Secondo l’Agenzia delle entrate le norme in materia di franchigie sui prelevamenti dei titolari di redditi d’impresa non hanno effetto retroattivo ma si applicheranno soltanto a partire dal 3 dicembre 2016 (data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto).

Per la Guardia di finanza invece, in considerazione della natura procedurale della disciplina delle indagini finanziarie e delle pertinenti presunzioni, le novità introdotte dal dl n. 193/2016 in ordine alle suddette franchigie per i prelievi giornalieri e mensili, hanno carattere retroattivo.

Questa differenza di visione fra i due organi dell’amministrazione finanziaria lascia intravedere anche conseguenze pratiche di un certo rilievo.

Si pensi, tanto per fare un esempio, ad una indagine finanziaria nei confronti di un imprenditore che alla data di entrata in vigore del decreto legge n. 193/2016 era ancora in itinere o pur essendo conclusa non era stata ancora trasfusa in un processo verbale di constatazione o in un avviso di accertamento.

A seconda dell’organo che ha condotto tali indagini (Guardia di finanza piuttosto che Agenzia delle entrate) le conclusioni alle quali è possibile giungere con l’applicazione o meno delle nuove franchigie possono essere evidentemente molto rilevanti.

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