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Prelievi dei professionisti alla Consulta

La presunzione a favore del Fisco che trasforma i prelievi bancari senza indicazione del beneficiario in compensi non dichiarati ritorna alla Corte costituzionale. L’ordinanza 27/29/2013 della Ctr Lazio depositata lunedì ha rimesso nuovamente alla Consulta la norma (articolo 32, comma 1, n. 2, secondo periodo, del Dpr 600/1973) estesa dal 1° gennaio 2005 anche ai professionisti oltre che ai titolari di redditi d’impresa.
Una presunzione ritenuta «irrazionale» e che finisce col determinare, secondo la ricostruzione dei giudici regionali, una situazione paradossale sul fronte del diritto alla difesa perché delle due l’una:
eo basta la semplice indicazione del nome del beneficiario a giustificare il prelievo in contante dai conti correnti ma, di fatto, la disposizione diventa inutile per accertare maggiori redditi;
ro impone un obbligo probatorio aggiuntivo – non scritto e non previsto sulla base della formulazione normativa – di precostituzione della giustificazione dell’operazione bancaria.
Il caso all’esame della Ctr riguarda tre avvisi di accertamento che contestavano oltre 95mila euro a uno studio legale e due avvocati associati. Una rettifica relativa al periodo d’imposta 2004, quindi un periodo precedente all’entrata in vigore dell’estensione della presunzione avvenuta con la Finanziaria 2005 (legge 311/2004). La Commissione di primo grado aveva accolto solo in parte il ricorso dei professionisti, riducendo la pretesa del Fisco, ma non si era pronunciata sulla legittimità dell’applicazione retroattiva della norma. Questione, quest’ultima, affrontata in appello, e da cui è sorto un dubbio sul possibile conflitto con l’articolo 24 della Costituzione. «Gli avvocati contribuenti, difatti, sulla base della norma vigente nell’anno in cui sono avvenuti i prelevamenti in contanti – si legge in motivazione – non erano tenuti a sapere o a prevedere che, quel comportamento dagli stessi tenuto (prelevamenti in contante), l’anno successivo avrebbe automaticamente dato luogo a una presunzione di compensi a nero».
In questo modo, rimarrebbero scoperti tutti quei periodi d’imposta per cui i contribuenti non erano obbligati a precostituirsi una prova così come quelli per cui la documentazione non sia stata conservata. A tal proposito, la pronuncia della Ctr ricorda il precedente con cui la Corte costituzionale (ordinanza 318/2011) aveva definito inammissibili i rilievi sollevati sempre sullo stesso punto, ricordando come il «diritto vivente» avesse provveduto a un’interpretazione adeguatrice della presunzione anche ai lavoratori autonomi prima del 2005 e come questa tendenza fosse rinvenibile in diverse pronunce di Cassazione. La Commissione laziale sottolinea, comunque, che il consolidarsi dell’interpretazione adeguatrice della Suprema corte è «successiva al comportamento dei contribuenti nell’anno 2004» e quindi sollecita un esame sulla «legittimità costituzionale della deriva interpretativa».
C’è poi la questione della razionalità della norma e di un eventuale conflitto non solo con l’articolo 3 ma anche con l’articolo 24 della Costituzione. Qualora la mera indicazione del beneficiario fosse ritenuta una «prova contraria rispetto alla presunzione iuris tantum di reddito professionale, la norma non avrebbe alcuna giustificazione razionale, essendone vanificata la sua stessa funzione». Mentre ipotizzando che «l’indicazione del beneficiario sia strumento operativo dell’amministrazione finanziaria, atto a permettere una verifica del percorso causale del prelievo in capo al beneficiario – spiega la Commissione regionale – al problema della razionalità si aggiungerebbe quello del diritto alla difesa dei contribuenti».
Ma anche con riferimento alla precedente sentenza 225/2005 della Consulta, la Ctr Lazio pone una questione sulla doppia equazione che correla i prelievi ai costi sostenuti e questi ultimi ai ricavi. Un «binomio presuntivo» con «connotati troppo vaghi» e non in grado di «sorreggere e giustificare, sotto il profilo tecnico-giuridico una rettifica dei redditi». Una «eccessiva sporporzione» dello strumento di indagine a disposizione degli 007 del Fisco rispetto alle esigenze di stanare gli evasori, sui cui ora la parola passa alla Consulta.

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