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Prefallimentare, agevolazioni salve

Agevolazioni salve se l’impresa ricorre alle procedure prefallimentari. Nella maggior parte dei casi i bandi prevedono espressamente per l’accesso e il mantenimento delle agevolazioni che l’impresa non sia assoggettata a procedure quali il fallimento e il concordato preventivo. Raramente fanno riferimento alle nuove forme di risoluzione delle crisi aziendali. Così quando l’impresa è assoggettata a procedure fallimentari non vi è dubbio che le agevolazioni debbano essere revocate (Cassazione, 20 luglio 2011, n. 15867; Consiglio di Stato,28 settembre 2012, n. 5151).
È, invece, dubbia la sorte delle agevolazioni nel caso in cui le imprese facciano ricorso a procedure pre-fallimentari, che presuppongono il superamento della crisi aziendale e quindi la capacità dell’impresa a realizzare gli investimenti per cui le agevolazioni sono state concesse. Alcuni bandi recentemente emessi dimostrano che gli stessi enti eroganti non hanno assunto un indirizzo unitario al riguardo. Alcuni (ad esempio Por Fesr 2007-2013 Regione Umbria) prevedono espressamente che per accedere al contributo – e quindi mantenerlo – le imprese non debbano essere sottoposte a procedure concorsuali né ad «accordi stragiudiziali né a piani asseverati ex articolo 67 legge fallimentare, né ad accordi di ristrutturazione ex articolo 182 bis L.f.».
Altri, quali ad esempio il bando per l’accesso alle agevolazioni del Fondo per la crescita sostenibile connessi al programma Horizon 2020 (Dm 20 giugno 2013), prevedono che in caso di apertura di una procedura concorsuale diversa dal fallimento il Ministero è chiamato a valutare volta per volta la compatibilità della procedura con la prosecuzione del progetto finanziato, concedendo, se necessario, una proroga aggiuntiva del termine di realizzazione del progetto non superiore a 2 anni.
Alle procedure di risoluzione della crisi d’impresa può essere accomunato anche il cosiddetto concordato con continuità aziendale, introdotto nel 2012 e previsto dall’articolo 186 bis legge fallimentare, che, appunto, presuppone la continuazione dell’attività imprenditoriale e quindi il potenziale conseguimento degli scopi per cui sono erogate le agevolazioni pubbliche.
Lo stesso articolo 186 bis prevede, infatti, che, al ricorrere di certe condizioni (tra cui una dichiarazione ad hoc del professionista incaricato di attestare il piano di concordato), i contratti stipulati con la Pa non si risolvono per effetto dell’apertura della procedura e le imprese in concordato con continuità aziendale possono partecipare a gare pubbliche.
Così pur in assenza di chiare indicazioni di legge, sulla base del principio espresso in questa norma, è ragionevole sostenere che l’impresa assoggettata a procedure finalizzate a superare la crisi aziendale e a garantire quindi il perseguimento degli scopi imprenditoriali per cui le agevolazioni erano state concesse, sia meritevole di mantenere tali benefici.

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