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Precompilata, tutte le modifiche del 2017

Migliora la qualità dei dati ma le correzioni restano elevate tra i fabbricati, i terreni e le spese mediche
Fabbricati, spese sanitarie, terreni. A 30 giorni dal termine per trasmettere il modello 730 integrativo “a favore”, c’è un metodo quasi infallibile per capire dove si annidano le maggiori esigenze di correzione: analizzare “dove” e “come” i contribuenti hanno modificato la dichiarazione dei redditi precompilata prima di inviarla alle Entrate. Si scopre così che i quadri A (terreni),B (redditi) ed E (oneri e spese) sono quelli con il più elevato tasso di interventi, e quindi vanno rivisti con maggiore attenzione.
Per il terzo anno di applicazione della precompilata, il Caf Acli ha analizzato per Il Sole 24 Ore del lunedì oltre un milione di dichiarazioni inviate al Fisco. La base dati è omogenea nel triennio, quindi i risultati permettono anche di valutare se e come è migliorata la qualità delle cifre precaricate.
Le modifiche sugli immobili
Il quadro sui fabbricati – anche nei modelli precompilati del 2017 – contiene ancora molti errori. Le dichiarazioni in cui le informazioni precaricate sono state accettate senza variazioni sono passate dal 42,1% del 2016 al 45,2 per cento. Nel 2015, al debutto della nuova formula, la quota si era fermata al 38,7 per cento.
Il miglioramento c’è, dunque. Ma ancora quest’anno il quadro B ha richiesto modifiche in più di una dichiarazione su due.
Nei modelli trasmessi dal Caf Acli il grosso degli interventi ha riguardato la casella «Casi particolari Imu», che va barrata – tra l’altro – nel caso degli immobili non locati soggetti a Irpef e per le abitazioni principali di lusso (censite in catasto come A/1 e A/8 e A/9). Seguono, tra le caselle più modificate, quelle sulla percentuale di possesso del fabbricato e sui giorni di possesso nell’anno 2016. Molto meno frequenti – sotto l’1% – le correzioni al codice che indica l’uso dell’immobile (che pure in certi casi il Fisco non può conoscere, ad esempio quando è iniziato un comodato verbale) e sul canone. «Soprattutto per i contratti registrati negli ultimi tre-quattro anni, i dati sulle locazioni inseriti in precompilata sono molto precisi. Qualche problema si pone per i vecchi contratti registrati in forma cartacea», commenta Paolo Conti, direttore del Caf Acli. In alcuni casi l’errore dipende dal mancato aggiornamento di database fiscali formatisi negli anni. Come nell’ipotesi delle compravendite: «Se l’acquisto è avvenuto nel 2016 i margini d’errore sono quasi nulli – prosegue Conti – mentre può capitare che su una casa comprata 25 anni fa non risulti annotato in catasto il codice fiscale del proprietario».
Dati più precisi sui redditi
Tra i quadri dedicati agli immobili, quello sui terreni ha un andamento (e una curva di miglioramento) analogo a quello dei fabbricati.
Più netto, invece, il salto di qualità nei quadri sui redditi di lavoro dipendente e gli altri redditi. Per i dati reddituali comunicati da datori di lavoro ed enti pensionistici, il tasso di modifiche si è dimezzato in due anni (dal 20,9 al 10,9%). E anche per gli altri redditi le correzioni – che pure restano superiori al 40% – sono scese di 21 punti rispetto al 2015. Insomma, di questo passo le imprecisioni possono essere azzerate in tre o quattro anni, anche se chi ha incassato redditi da dichiarare nel quadro D, ad esempio da collaborazioni occasionali, farà bene a prestare particolare attenzione al proprio modello 730.
«Abbiamo notato che la capacità del Fisco di lavorare sul flusso dei big data in arrivo dai soggetti privati, come i datori di lavoro, le banche e le assicurazioni, è molto cresciuta. La nostra impressione è che per ora sia più difficile far dialogare tra loro le banche dati pubbliche», commenta ancora Conti. Di contro, un fronte su cui l’incrocio di dati già in possesso del Fisco è molto migliorato è quello che si riflette nel quadro E, dove appaiono acconti, ritenute ed eccedenze. Qui nel 2017 gli operatori del Caf Acli hanno dovuto correggere meno del 5% delle cifre precompilate, mentre due anni prima si viaggiava oltre il 15 per cento.
Tra le casistiche da monitorare con più attenzione, perché possibili fonti d’errore, ci sono gli acconti versati in ritardo, i ravvedimenti operosi, i pagamenti in seguito a controlli formali e la presentazione di dichiarazioni integrative nel 2016.
Spese mediche e altri bonus
Tra i singoli righi del quadro E – quello in cui si indicano detrazioni e deduzioni – la novità più importante di quest’anno è stato l’inserimento dei farmaci tra le spese sanitarie precaricate. Un’aggiunta che ha portato oltre quota 700 milioni i dati usati dal Fisco e che ha prodotto un duplice effetto:
da un lato, fatte 100 le dichiarazioni presentate alle Entrate, è più che raddoppiata la quota di modelli in cui il contribuente ha accettato il dato del rigo E1 senza correggerlo (dal 6,8% dell’anno scorso al 15,6%);
dall’altro, è cresciuta la percentuale di dichiarazioni in cui il rigo precompilato è stato modificato (dal 54,8 al 60,8%).
Contando anche i casi in cui il dato delle spese mediche è stato inserito ex novo dal contribuente o dal professionista, si nota che la frequenza di utilizzo della detrazione da parte dei cittadini è cresciuta di pari passo con l’inserimento dei dati da parte delle Entrate in un maggior numero di modelli. Detto diversamente, trovarsi la cifra nel 730 ha innescato in tanti contribuenti la caccia allo scontrino o alla ricevuta fiscale dimenticata o smarrita.
La stessa tendenza – sia pure con percentuali di utilizzo inferiori – si vede anche tra i premi per le assicurazioni vita e gli infortuni, i contributi per colf e badanti, le spese funebri e le spese universitarie. Fanno eccezione i mutui, dove la frequenza è in calo anche per l’esaurimento dell’onda lunga del boom immobiliare e le spese per i lavori edilizi, dove il Fisco si limita a “ricopiare” in precompilata i dati delle dichiarazioni precedenti inserendo i bonifici dell’anno d’imposta nel prospetto informativo. In tutti questi casi, se la caccia alla ricevuta va a buon fine c’è la chance del 730 entro il 25 ottobre e, per i ritardatari, del modello Redditi integrativo.

Cristiano Dell’Oste

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