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Precetti con equità

di Antonio Ciccia 

Precetti da conteggiare con l'equità. Saltate le tariffe per gli avvocati si pongono molti problemi pratici. Uno di questi è come compilare gli atti di precetto, in cui il legale indica le somme dovute per l'attività svolta nell'atto che dà l'avvio all'esecuzione. A questo proposito non soccorre l'articolo 9 del decreto legge n. 1/2012. In effetti nel decreto si tratta dell'ipotesi di contrattazione del compenso tra legale e cliente, ma non disciplina in maniera espressa il caso dell'autoconteggio dei compensi nel precetto. Dunque l'avvocato si trova nell'impossibilità di usare le tariffe forensi (abrogate) e non avrà altra possibilità se non indicare i compensi che appaiono congrui. Peraltro allo stato attuale solo il giudice chiamato a decidere una opposizione del debitore potrà stabilire se la quantificazione sia stata equa o no.

Il citato articolo 9 innanzitutto abroga le tariffe delle professioni e dispone che nel caso di liquidazione da parte di un organo giurisdizionale, il compenso del professionista sarà determinato con riferimento a parametri stabiliti con decreto del ministro vigilante. Quindi la tariffa professionale non può essere punto di riferimento per la liquidazione giudiziale del compenso (come previsto dall'articolo 2233,comma 1, del codice civile). L'unico parametro utilizzabile è quello dell'equità. Peraltro nella liquidazione del compenso il giudice dovrà applicare equitativamente i «parametri» che saranno fissati da un futuro decreto del «ministro vigilante». Fino ad allora non vi sarà altro possibilità se non usare l'equità.

Peraltro l'utilizzazione dei parametri nei contratti individuali tra professionisti e consumatori o microimprese darà luogo alla nullità della clausola relativa alla determinazione del compenso. Il compenso per le prestazioni professionali dovrà essere pattuito al momento del conferimento dell'incarico professionale. Il professionista, in particolare, dovrà deve rendere noto al cliente il grado di complessità dell'incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione dell'incarico.

Il legale deve anche indicare i dati della polizza assicurativa per la responsabilità professionale. In ogni caso la misura del compenso, previamente resa nota al cliente anche in forma scritta se da questi richiesta, dovrà essere adeguata all'importanza dell'opera e va pattuita indicando per le singole prestazioni tutte le voci di costo, comprensive di spese, oneri e contributi.

Se il legale viola queste disposizioni sarà soggetto a sanzioni disciplinari del professionista.

L'avvocato ha quindi l'obbligo e anche l'interesse a contrattare il compenso con il proprio cliente, pattuizione (diversa e successiva al preventivo), che deve avere la forma scritta anche ai sensi dell'articolo 2233 comma 3 del codice civile. Rimane, tuttavia, il dubbio della legittimità costituzionale della norma nella parte in cui impedisce alle parti di accordarsi sulla misura dei compensi seguendo le tariffe o i parametri ministeriali.

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