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Precedenza forte sui lavori a tempo

Il periodo di astensione obbligatoria per maternità, fruito dalla lavoratrice con contratto a tempo determinato, vale a tutti gli effetti per esercitare il diritto di precedenza, rispetto alle assunzioni che il datore intende effettuare entro i dodici mesi successivi alla cessazione del contratto.
È una delle novità introdotte dalla legge 78 del 16 maggio 2014, di conversione del decreto-legge 34/2014 (articolo 1, comma 1), insieme all’obbligo, per il datore di lavoro, di richiamare, nell’atto con cui è fissata la data di cessazione del contratto, il diritto di precedenza di cui il lavoratore è titolare.
Prima di valutare i benefici che la norma introduce per la lavoratrice madre, è utile evidenziare le regole generali del diritto di precedenza, reintrodotto dalla legge 247/2007 dopo l’abrogazione, avvenuta con l’entrata in vigore del Dlgs 368/2001 (peraltro, la Corte Costituzionale, con la sentenza 44 del 2008, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di quella parte del decreto 368 che, abrogando l’articolo 23 della legge 56/1987, di fatto sottraeva il diritto di precedenza ai lavoratori stagionali).
I commi da 4-quater a 4-sexies dell’articolo 5 del Dlgs 368/2001, come modificati dalla legge di conversione del Dl «Poletti» disciplinano, ora, il diritto di precedenza aumentando la tutela, in particolare nei confronti delle lavoratrici a termine che si assentano per il periodo di congedo obbligatorio di maternità (articolo 16 del Dlgs 151/2001). In particolare, non possono essere adibite al lavoro le donne:
– durante i due mesi precedenti la data presunta del parto, salvo che la lavoratrice abbia esercitato l’opzione prevista dall’articolo 20 del Dlgs 151/2001, che consente, a determinate condizioni, di ridurre a un mese l’assenza obbligatoria prima della data presunta del parto, innalzando a quattro mesi quella successiva al parto;
– ove il parto avvenga oltre questa data, per il periodo intercorrente tra la data presunta e la data effettiva del parto;
– durante i tre mesi dopo il parto, salvo quanto previsto all’articolo 20;
– durante gli ulteriori giorni non goduti prima del parto, se questo avviene in una data anticipata rispetto a quella presunta.
I periodi elencati sono utili ai fini del computo del periodo minimo di lavoro richiesto per esercitare il diritto di precedenza. Questo spetta al lavoratore che nell’esecuzione di uno o più contratti a termine presso la stessa azienda, ha prestato attività lavorativa per un periodo superiore a sei mesi. L’opzione riguarda le assunzioni a tempo indeterminato che il datore di lavoro intende effettuare entro i successivi dodici mesi con riferimento alle mansioni già espletate in esecuzione dei rapporti a termine e, per essere efficace, deve essere espressa entro sei mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro.
Le lavoratrici a termine che hanno fruito del congedo per maternità potranno esercitare il diritto di precedenza oltre che per le assunzioni a tempo indeterminato, anche per quelle a termine effettuate dal datore di lavoro nel lasso temporale di dodici mesi.
Anche il lavoratore assunto a termine per svolgere attività stagionali ha diritto di precedenza, rispetto alle assunzioni a termine da parte dello stesso datore di lavoro per le stesse attività stagionali. È necessario, però, che il lavoratore manifesti la propria volontà in questo senso al datore di lavoro, entro tre mesi dalla data di cessazione del rapporto.
Il diritto di precedenza si estingue entro un anno dalla stessa data. Durante questo periodo, c’è una stretta interazione fra l’esercizio del diritto da parte del lavoratore e gli eventuali incentivi per le assunzioni che il datore di lavoro potrebbe effettuare. Le agevolazioni infatti non spettano se viene assunto un ex-dipendente che ha il diritto di precedenza, così come non spettano se il datore di lavoro ha un obbligo di riassunzione di un dipendente ma non lo rispetta.
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