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Precedenza alle perdite «limitate»

di Luca Gaiani

Società in cerca di opportunità nell'utilizzo delle diverse tipologie di perdite. Dopo le risposte a Telefisco, secondo cui vi è libertà di scelta tra le perdite a riporto integrale e quelle vincolate, i contribuenti studiano le modalità che consentono di massimizzare i benefici fiscali. Poiché il tetto si calcola sempre sul reddito lordo, risulterà conveniente impiegare prima le perdite limitate e, per l'eccedenza, quelle integrali.
Le nuove regole per il riporto delle perdite delle società di capitali, in vigore dall'esercizio 2011, prevedono due categorie di risultati negativi che si differenziano per l'importo compensabile con il reddito di ogni esercizio. In generale, le perdite possono essere utilizzate entro l'80% del reddito, in modo da lasciare un imponibile non inferiore al 20. Questo tetto non vale per le perdite formatesi nei primi tre esercizi della società, le quali si compensano invece per l'intero importo, fino ad azzerare il reddito. Nei primi commenti alla norma si è generalmente ipotizzata la convenienza dei contribuenti ad utilizzare prioritariamente le perdite integrali e, solo all'esaurimento di queste, le perdite con tetto dell'80% (Assonime, circolare 33/2011). Ci si era anzi chiesto se l'utilizzo prioritario delle perdite non vincolate fosse, anziché una opportunità, un vero e proprio obbligo.
Nel corso di Telefisco del 25 gennaio, l'Agenzia ha fornito sul punto alcune importanti istruzioni. In primo luogo è stato confermato che l'ordine di utilizzo delle perdite è lasciato alla libera decisione della società, precisando che, se si usano entrambe le tipologie, l'80% (tetto di compensazione per le perdite limitate) si calcola, comunque, sul reddito lordo (prima, cioè, dell'utilizzo delle perdite integrali). In ogni caso, ha concluso l'Agenzia, le perdite devono essere utilizzate fino a concorrenza del reddito imponibile: la società, cioè, deve sempre compensare il massimo importo di perdite che le è consentito.
Sulla base dei chiarimenti amministrativi va dunque rivisto il criterio da adottare per ottenere i migliori benefici. Innanzitutto va considerato che il tetto dell'80 per cento, che non è commisurato alla perdita, ma al reddito, si calcola sempre sul valore del reddito lordo: si tratta quindi di un dato che non muta qualunque sia la categoria di perdita utilizzata prioritariamente. Inoltre, la libertà di scelta si traduce non solo nella individuazione di un ordine di priorità, ma anche, e soprattutto, nella possibilità di combinare a piacimento i differenti risultati negativi (integrale e limitato). Sarà allora conveniente combinare le diverse perdite a disposizione, scalando prioritariamente quelle limitate (cioè sorte dopo i primi tre esercizi) e coprendo il reddito residuo (si tratterà del 20% che non è possibile ridurre con perdite vincolate) con i risultati a compensazione integrale.
In questo modo (si veda il primo ed il terzo esempio di lato) si raggiungerà il doppio obiettivo, di azzerare il reddito dell'anno o comunque di ridurlo il più possibile in base ai criteri di legge (obiettivo che negli esempi si potrebbe raggiungere anche impiegando prioritariamente le perdite integrali e per la differenza quelle vincolate), rinviando altresì a nuovo le perdite integrali anziché quelle limitate. Ciò consentirà, negli anni seguenti, di avere a disposizione questi risultati (anziché quelli limitati) che offrono più chance per abbattere il reddito.
Se invece le perdite non sono in grado di azzerare il reddito (in quanto quelle sorte nei primi tre esercizi sono inferiori al 20% del reddito), come indicato nel secondo esempio, di fatto non vi sono vere e proprie scelte da compiere: si combinerà l'intero ammontare delle perdite integrali con un importo prelevato da quelle limitate contenuto entro l'80% del reddito, senza che vi sia un vero e proprio ordine di priorità.

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