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Precedenza alla compliance

Le lettere di compliance bloccano la verifica della Guardia di finanza. Prima dell’avvio dell’attività, infatti, la Gdf dovrà verificare, attraverso un apposita applicazione, se al contribuente siano state recapitate lettere bonarie da parte dell’Agenzia delle entrate e, in questo caso, fare un passo indietro o proseguire l’attività di controllo solo quando i reparti «dispongano o vengano in possesso successivamente di elementi indicativi di elevato livello si rischio di evasione o di frode, ulteriori e diversi rispetto a quelli segnalati». È questo il percorso tracciato dal generale Giorgio Toschi che ha firmato l’aggiornamento del manuale operativo della Guardia di finanza che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2018.
Una circolare, quella di aggiornamento della 1/2018, di oltre 1.200 pagine, divisa in tre volumi e cinque parti, di cui ItaliaOggi è in grado di anticipare i contenuti.

Il passo indietro è segno di una maggiore sinergia e coordinamento con l’attività dell’Agenzia delle entrate che diventa interlocutore dei dati di innesco della Guardia di finanza.

La maggiore attenzione ai soggetti da sottoporre a verifica si attuerà per chi si è avvalso di ravvedimento operoso, voluntary disclosure, accordi preventivi per le imprese con attività internazionale e interpelli sui nuovi investimenti.

Un altro principio, codificato nell’aggiornamento della circolare 1/2008, è quello che, sebbene non esista un’autotutela per gli atti delle attività ispettive della Gdf, in caso di conoscenza successiva di fatti favorevoli ai contribuenti questi ultimi dovranno essere approfonditi e condivisi con l’Agenzia delle entrate.

La non sovrapposizione però non vuol dire inerzia.
Le fonti di innesco del controllo delle Fiamme gialle sono elencate nelle «linee guida per la finalizzazione del processo di selezione». «Il complessivo patrimonio info-investigativo», si legge nel documento, «deve comunque essere sempre oggetto di analisi ed elaborazione in vista della selezione stessa». Si focalizzerà l’attenzione su:

– elementi sintomatici di un elevato rischio di consistente evasione o di frode, meritevoli di sviluppo operativo, riferiti a compagini aziendali, lavoratori autonomi ovvero contribuenti persone fisiche;

– possibili condotte di frode all’Iva, con particolare riguardo alle posizioni sistematicamente «a credito» e a quelle che effettuano operazioni intracomunitarie in settori economico-produttivi «a rischio»;

– condotte illecite connesse al sommerso d’azienda, avuto riguardo all’esercizio di attività d’impresa o di lavoro autonomo svolte in maniera, totalmente o parzialmente, occulta e di fenomeni di lavoro sommerso;

– soggetti nei cui confronti sussistano elementi tali da far ritenere in capo ad essi la detenzione, all’estero, di capitali e patrimoni di origine illecita ovvero in violazione degli obblighi sul cosiddetto monitoraggio fiscale, di cui al dl 167/90 (legge 227/90);

– manovre di pianificazione fiscale aggressiva, volte a causare effetti di erosione delle basi imponibili, concentrando ingenti capitali e profitti verso giurisdizioni opache e a fiscalità privilegiata.

Una particolarità, per finire: nell’ambito delle risultanze delle indagini finanziarie la Gdf elimina la presunzione legale di maggiori compensi a fronte di prelevamenti o importi riscossi per i quali il lavoratore autonomo ometta di indicare il beneficiario.

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