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Pre-concordato sotto controllo

Pre-concordato un po’ meno in bianco e un po’ più sotto il controllo dei giudici e del commissario. Con un passo indietro rispetto alle modifiche introdotte con il decreto 83/2012, il decreto del «Fare» (dl n. 69 del 21 giugno 2013, convertito dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, pubblicata sulla G.U. n. 194 del 20/8/2013) pone paletti alla procedura disciplinata dall’articolo 161 della legge fallimentare, a detta di molti utilizzata non tanto quale alternativa al fallimento nell’interesse dei creditori, ma come stratagemma per dilazionare il pagamento dei debiti, stoppati dalla sola presentazione dell’istanza, e quindi per poter rifiatare e trovare una soluzione alla crisi aziendale.

Vediamo le principali novità.

L’articolo 82 del decreto del Fare offre maggiori garanzie di carattere informativo per i creditori e per il tribunale nel concordato preventivo in bianco (o con riserva). Si tratta della forma di concordato preventivo in cui sono anticipati gli effetti protettivi del patrimonio dell’impresa in crisi, indipendentemente dalla elaborazione della proposta e del piano di concordato.

Il concordato preventivo e alternativo al fallimento e consiste in un accordo tra l’imprenditore e la maggioranza dei creditori, finalizzato a risolvere la crisi aziendale e ad evitare il fallimento mediante una soddisfazione, anche parziale, dei creditori.

Il cuore del concordato è un piano che puo prevedere:

a) la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti attraverso qualsiasi forma;

b) l’attribuzione delle attivita delle imprese interessate dalla proposta di concordato ad un assuntore;

c) la suddivisione dei creditori in classi secondo posizione giuridica e interessi economici omogenei;

d) trattamenti differenziati tra creditori appartenenti a classi diverse.

La domanda per l’ammissione alla procedura di concordato preventivo si propone con ricorso al tribunale del luogo in cui l’impresa ha la propria sede principale. La domanda di concordato e comunicata al pubblico ministero ed e pubblicata, a cura del cancelliere, nel registro delle imprese entro il giorno successivo al deposito in cancelleria. Il piano e la documentazione devono essere accompagnati dalla relazione di un professionista, designato dal debitore che attesti la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano medesimo. Analoga relazione deve essere presentata nel caso di modifiche sostanziali della proposta o del piano. Il congelamento dei debiti parte subito. Infatti, dalla data della pubblicazione del ricorso nel registro delle imprese e fino al momento in cui il decreto di omologazione del concordato preventivo diventa definitivo, i creditori per titolo o causa anteriore non possono, sotto pena di nullità, iniziare o proseguire azioni esecutive e cautelari sul patrimonio del debitore. La modifica alla disciplina del concordato preventivo prevista con il decreto 83/2012 ha avuto come caratteristica principale la semplificazione delle modalità di presentazione della istanza di concordato. È stato previsto, infatti, che per l’ammissione al concordato preventivo il debitore possa presentare il piano anche successivamente alla presentazione della domanda, riservandosi di presentare la proposta, il piano e la documentazione prescritta entro un termine fissato dal giudice (al massimo 120 giorni, prorogabili di ulteriori sessanta). Lo scopo era di consentire al debitore di beneficiare degli effetti protettivi del proprio patrimonio connessi al deposito della domanda di concordato, impedire che i tempi di preparazione della proposta e del piano aggravassero la situazione di crisi sino a generare un vero e proprio stato di insolvenza e consentire la prosecuzione dell’attività produttiva dell’imprenditore in concordato. Tuttavia nella prassi l’istituto è stato strumentalizzato con danno per i creditori, bloccati nelle azioni di recupero dei loro crediti per effetto della presentazione della sola istanza in bianco. I debitori hanno utilizzato la possibilità di guadagnare un po’ di tempo presentando istanze anche ingiustificate di concordato, il cui unico scopo era bloccare le esecuzioni dei creditori, anche se avviando procedure inutili. Da un punto di vista statistico si è assistito a un vero e proprio boom delle procedure: nel solo primo trimestre del 2013 sono state presentate più istanze di tutte quelle presentate nell’intero 2012. La necessità che è emersa è quella di mettere alcuni paletti, per arginare un fenomeno imprevisto amplificato dalla crisi. Va evidenziato che sono state esposte tesi controcorrente che hanno messo in luce alcuni aspetti del concordato in bianco come aspetti positivi: in particolare si è detto che vi è un incentivo a far emergere subito la crisi dell’impresa. In secondo luogo è vero che si congelano i debiti, ma si congela anche il patrimonio, destinato a benefico dei creditori. L’articolo 82, comma 1, lett. a), del decreto del Fare prevede che l’imprenditore che presenti la domanda per il concordato in bianco debba presentare insieme non solo i bilanci relativi agli ultimi tre esercizi ma anche l’elenco nominativo dei creditori con l’indicazione dei rispettivi crediti.

Non potrà che trattarsi di un primo elenco, soggetti a integrazione successiva.

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