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Potere di denuncia ai ragazzi e insulti cancellati entro 48 ore sì alla stretta contro i cyberbulli

C’è la legge sul cyberbullismo, alla fine. È stato faticoso — come accade con quasi tutti i provvedimenti di peso in questo Paese — ma è arrivata l’unanimità. Ieri alla Camera: 432 voti a favore e nessun contrario. Approvazione definitiva per “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del bullismo sul web”.
Ci sono ancora pochi soldi per finanziare una legge — solo 200mila euro — che introduce per la prima volta nell’ordinamento una definizione legislativa sulla questione: «Bullismo telematico è ogni forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, manipolazione, acquisizione o trattamento illecito di dati personali realizzata per via telematica in danno di minori. Nonché la diffusione di contenuti online al preciso scopo di isolare il minore mediante un serio abuso, un attacco dannoso o la messa in ridicolo».
Il minore sopra i 14 anni vittima di cyberbullismo, o un suo genitore, può chiedere al gestore del sito internet o del social media di oscurare, rimuovere e bloccare i contenuti diffusi in rete. Se non si provvede entro 48 ore, l’interessato può rivolgersi al Garante della privacy, che interviene direttamente entro le successive 48 ore. Tra i gestori chiamati in causa, non ci sono i motori di ricerca.
Ancora, è previsto un docente anti-bulli in ogni scuola. Il preside dovrà informare subito le famiglie dei minori coinvolti in atti di bullismo informatico e attivare adeguate azioni educative.
Il ministero dell’Istruzione deve formare il personale scolastico, sull’argomento. La ministra Valeria Fedeli assicura che il Miur è già al lavoro. Quindi, sulla falsariga della legge sullo
stalking, l’autore di ingiurie o minacce potrà essere formalmente ammonito dal questore che lo inviterà a non ripetere gli atti vessatori. Insieme al minore saranno convocati anche il padre o la madre. Dopo i 18 anni, gli effetti dell’ammonimento cesseranno.
È stata la presidente della Camera, Laura Boldrini, a offrire la dedica al provvedimento: «A Carolina». Perché questa legge è figlia della morte di Carolina Picchio, 14 anni, che la sera del 5 gennaio 2013 si è lasciata cadere dal balcone al terzo piano della sua casa di Novara dopo aver visto i 2.600 “like” sotto il video che mostrava l’ultima sua serata: sei ragazzi poco più grandi di lei, ormai ubriaca, l’avevano pesantemente molestata. Poi avevano messo tutto su Facebook. C’era il fidanzato, tra loro. Il padre di Carolina, Paolo Picchio, ieri era sulle tribune della Camera per assistere al voto finale del testo. «La mia vita ha ancora un senso se riuscirò a evitare che altre ragazzine vengano maltrattate sul web. Questo accade ancora purtroppo tutti i giorni, tutte le ore».
Come ricorda Telefono Azzurro, il 13 per cento delle richieste di aiuto alla loro linea, nel 2016, sono arrivate per molestie sul web. Un’indagine condotta da Doxa Kids rivela, poi, che il 14 per cento degli intervistati è stato vittima di episodi di cyberbullismo. «I ragazzi non vanno lasciati soli, lo avevamo promesso a Novara», dice Elena Ferrara, prima firmataria della legge.
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