Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il nuovo potere dei banchieri centrali più forti della politica

LONDRA – non abbiamo il lusso di scegliere le nostre sfide: il Destino e la Storia ce le presentano». A dirlo è stato il capo della Federal Reserve Jerome Powell, Jay per gli amici.
La sfida epocale del banchiere centrale americano e dei suoi colleghi in Europa, Gran Bretagna e Giappone è sconfiggere il coronavirus.
Per vincerla, le banche centrali stanno percorrendo strade mai prima battute dalle autorità monetarie. I rischi, politici ed economici, sono enormi ma la posta in palio non permette tentennamenti. Gli scienziati dovranno fare la propria parte. Ma senza gli economisti di Washington, Francoforte, Londra e Tokyo, il mondo che torneremo a “ri-abitare” assomiglierà al deserto post-apocalittico descritto da Cormac McCarthy ne “La Strada”.
Le banche centrali sono le uniche istituzioni capaci di comprare il bene di cui abbiamo più bisogno in questo momento: il tempo. Tempo per trovare una cura, per far ripartire le aziende e per ridare alla gente il coraggio della quotidianità: farsi un caffè, mangiare fuori, andare in vacanza.
Il Destino e la Storia hanno presentato a Jay Powell tre compagni di viaggio, anche questi non scelti da lui: due novellini, Christine Lagarde della Banca Centrale Europea e Andrew Bailey della Banca d’Inghilterra, e un veterano, Haruhiko Kuroda in Giappone. In questo momento, questi quattro burocrati (di cui solo uno, Bailey, è economista “puro”), sono le persone più importanti del mondo. A conferirgli quello status è la latitanza della classe politica, che rifiuta di fare la propria parte.
Ieri Powell ha di nuovo implorato Trump ed il Congresso di utilizzare «stimoli fiscali» per aiutare l’economia. Lagarde, come Mario Draghi prima di lei, lo fa un giorno sì e l’altro pure. Ma non c’è verso. I politici di oggi non vogliono imitare Franklin D. Roosevelt, che salvò l’America dalla Grande Depressione utilizzando denaro pubblico. La paura di dover alzare le tasse per pagare il conto della spesa fa troppa paura a Trump, Merkel e Macron. E allora, come durante la crisi finanziaria di dodici anni fa, i banchieri centrali sono soli. Attenzione, però, alle differenze. Nel 2008-2009, Ben Bernanke, Draghi e compagnia presero misure straordinarie, ma solo per garantire la stabilità del sistema finanziario.
Andarono molto oltre le decisioni prese dai loro predecessori, ma il ruolo-base non cambiò: erano e rimasero, nella maggior parte dei casi, i prestatori di ultima istanza – uno dei compiti-chiave delle autorità monetarie sin dal diciassettesimo secolo. La pandemia ha obliterato quell’ortodossia monetaria, trasformando le banche centrali nei prestatori d’ultima istanza per l’intero sistema economico.
Powell sta distribuendo denaro a piccole e medie imprese, comprando titoli di credito del Tesoro come fossero Tic-Tac e chiedendo alle aziende di vendergli le “obbligazioni- spazzatura”.
Secondo alcune stime, la Fed sta intervenendo nell’economia americana in maniera più massiccia che durante la Grande Depressione. La Bce è stata meno radicale ma ha comunque promesso di comprare 750 miliardi di euro di obbligazioni governative e societarie nel 2020, in aggiunta allo stimolo “normale”.
E, visto che, nel capitalismo, “cash is king” – il contante regna sovrano questa “largesse” ha dato ai banchieri centrali poteri nuovi, inaspettati e un po’ preoccupanti visto che Jay, Christine, Andrew e Haruhiko non li ha eletti nessuno.
Le loro decisioni possono salvare o distruggere intere industrie – pensate alle linee aeree o ai ristoranti, o ai cinema – dare o togliere il lavoro a milioni di persone e determinare l’ordine geopolitico mondiale. In privato, i nuovi padroni dell’economia dicono che è giusto che la loro importanza cresca con le responsabilità create dall’epidemia.
Ma sono anche consci dei rischi.
Allentare i cordoni della borsa vuol dire invitare i politici a metterci le mani, corrompendo l’indipendenza delle banche centrali.
Come nel 1972, quando la Fed obbedì a Richard Nixon e abbassò i tassi prima delle elezioni, creando una spirale inflazionistica che durò un decennio. Il mese scorso proprio Powell è stato costretto a respingere la richiesta, assurda, di Ted Cruz, l’ex candidato presidenziale repubblicano, di dare soldi ai petrolieri del Texas.
È il paradosso della pandemia: più le banche centrali fanno per salvare l’economia e più rischiano di essere ridimensionate quando la missione sarà compiuta. Per ora ciò non importa. Il virus ha costretto i banchieri centrali a passare il Rubicone della politica e indietro non si può tornare. Starà al Destino e alla Storia decidere se il fine giustificava questi mezzi.
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

BERLINO — Non solo due tedesche, non solo due donne, ma "due europeiste convinte". La conferenza s...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

BRUXELLES — Con la telefonata ad Emmanuel Macron, ieri pomeriggio Charles Michel ha concluso il pr...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il gruppo BancoBpm prova a cedere i crediti del gruppo Statuto. Secondo indiscrezioni, l’i...

Oggi sulla stampa