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«Potenzieremo il bonus ricerca»

Potenziare il bonus sulla ricerca per gli investimenti delle imprese che da 9 mesi aspetta le risorse. Dove? Nella legge di stabilità in cui «pur in un quadro di risparmio cercheremo di rendere pienamente operativo il credito d’imposta». L’impegno è del ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, che ieri di fronte all’assemblea europea delle Piccole e medie imprese a Napoli non si è sbottonata sulle risorse. Ma per la prima volta ha detto con chiarezza che si troveranno i fondi in stabilità per uno strumento previsto dal decreto Destinazione Italia del dicembre 2013, ma finora rimasto lettera morta.
L’idea allo studio (si veda anche il Sole 24 Ore del 27 settembre) è quella di far diventare quinquennale – non triennale come previsto dalla norma attuale – il beneficio fiscale del 50% calcolato sull’incremento dell’investimento. Ma i tecnici del Mise insieme a quelli dell’Economia puntano anche a potenziare notevolmente la dote: dai 600 milioni in tre anni previsti in Destinazione Italia si passerebbe, questa l’ipotesi su cui si lavora, a 2 miliardi in cinque anni (400 milioni all’anno). Non solo: per rendere ancora più appetibile il bonus si alzerebbe l’asticella massima del valore dei progetti da agevolare ora fissata a 2,5 milioni raddoppiandola a 5 milioni se non addirittura portandola a 10 milioni. Il nodo comunque resta sempre quello: trovare le coperture, visto che l’ipotesi iniziale di ricorrere ai fondi strutturali Ue sembra definitivamente sfumata.
Ieri dall’assemblea delle Pmi a Napoli – dove era presente anche il capo dello Stato, Giorgio Napolitano – il ministro Guidi ha ribadito che per sostenere la crescita e lo sviluppo «l’Europa deve puntare su tre leve fondamentali: innovazione, internazionalizzazione, finanza e accesso al credito». Oltre a citare il credito d’imposta sulla ricerca il ministro ha sottolineato poi la necessità di internazionalizzare le Pmi accompagnandole «fuori dell’Unione» e puntando «sull’abbattimento delle barriere tariffarie». Sull’emergenza credito che colpisce soprattutto le Pmi – «solo una piccola media impresa su tre ha ricevuto i finanziamenti necessari» – la Guidi ha ricordato le misure avviate dall’Italia, tra queste anche quella dei mini bond, uno strumento che «ha dato buoni frutti» (negli ultimi tre mesi 26 nuove società hanno emesso titoli per circa un miliardo di euro).
Dal fronte Ue arriva invece l’impegno ad approvare un nuovo «small business act» come quello del 2008 da cui sono scaturite direttive come quelle sui ritardi nei pagamenti e sugli appalti: «La Commissione Ue ci sta lavorando», ha avvertito il commissario uscente all’industria Ferdinando Nelli Feroci anche lui presente a Napoli. Che ha chiesto «un analogo sforzo da parte degli Stati nazionali, soprattutto semplificando e riducendo oneri amministrativi». Un fronte questo su cui il ministero dello Sviluppo economico ha già pronto un Ddl di 12 articoli inviato nei giorni scorsi a Palazzo Chigi per portarlo presto in consiglio dei ministri. Si tratta della legge annuale delle Pmi (da anni mai varata) che tra le altre cose istituisce la figura del «tutor d’impresa» per assistere le imprese in tutte le fasi: dall’avvio alla velocizzazione dei rapporti con le Pa.

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