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Potenziato l’Efsf Torna in pista l’Fmi

di Beda Romano

L'Eurogruppo ha deciso ieri sera di potenziare il fondo di stabilità Efsf, lasciando però nel vago l'ammontare della sua dotazione finale. Complici le difficoltà nel rafforzare il fondo in piena crisi debitoria, i ministri finanziari della zona euro hanno discusso della possibilità di aumentare le risorse del Fondo monetario internazionale che potrebbe in futuro essere chiamato ad aiutare Paesi europei in difficoltà.

«Abbiamo fatto importanti progressi sul rafforzamento del fondo salva-Stati», ha spiegato in tarda serata il presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker. I ministri hanno deciso di perseguire le due opzioni, delineate alla fine di ottobre. La prima prevede la possibilità di assicurare almeno parzialmente – dal 20 al 30% a seconda dei casi – nuove emissioni obbligazionarie di Paesi sotto programma.

La seconda opzione è rappresentata dalla creazione di un veicolo d'investimento che raccoglie denaro pubblico e privato con il quale l'Efsf potrà acquistare debito sui mercati, aiutare la ricapitalizzazione di banche, offrire linee di credito ai paesi in difficoltà. In origine la potenza di fuoco del fondo doveva salire a 1.000 miliardi di euro. Ieri sera però il presidente dell'Efsf Klaus Regling non ha voluto confermare questa cifra.

«La leva finanziaria non ci permette di fare previsioni specifiche. Dipenderà anche dalle condizioni di mercato», ha spiegato ieri Regling. L'economista tedesco ha così confermato indirettamente tutte le difficoltà che l'Efsf sta avendo nel potenziare la sua dotazione finanziaria. Non è un caso se ieri Juncker ha aperto la porta alla possibilità che i Paesi della zona euro rafforzino le risorse dell'Fmi.

«Sia l'Unione che la Commissione sono favorevoli a un aumento delle risorse del Fondo», ha spiegato il commissario agli affari economici Olli Rehn. Ha aggiunto lo stesso Juncker: «Ci siamo messi d'accordo per esaminare rapidamente un aumento delle risorse del Fondo attraverso prestiti bilaterali». Nel pomeriggio prima della riunione dell'Eurogruppo, alcuni ministri avevano preannunciato questa ipotesi. «Abbiamo pensato di potenziare il fondo di stabilità europeo Efsf utilizzando denaro privato, ma l'aumento che si sta delineando non sembra possa essere sufficiente – aveva spiegato il ministro delle Finanze olandese Jan Kees de Jager prima dell'inizio dei lavori – dobbiamo quindi cercare altre soluzioni da associare all'Efsf. Nella mia ottica si tratta di chiedere aiuto all'Fmi». Proprio queste difficoltà – in un momento in cui la crisi debitoria sta ormai colpendo al cuore la zona euro – hanno creato crescente nervosismo sui mercati e tra i Governi. Stanno quindi emergendo varie possibilità, tenuto conto delle remore (tedesche) nel trasformare l'Efsf in banca per permettergli di rifinanziarsi presso l'istituto monetario o nel chiedere alla Bce di diventare prestatore di ultima istanza.

Secondo le varie ipotesi tecniche il Fondo potrebbe rifinanziarsi presso la Bce e poi acquistare debito sui mercati oppure dare il denaro all'Efsf perché lo faccia il fondo di stabilità. «Non dico che la pista verrà per forza perseguita», spiega un membro di una delegazione nazionale, «ma è una possibilità che stiamo studiando». Ieri Rehn ha spiegato che «per ora nessuna istituzione europea è candidata a prestare denaro al Fondo».

Il momento è drammatico. Da Washington, fonti dell'Fmi citate da Reuters rivelavano ieri sera che l'Italia avrebbe avuto «colloqui esplorativi» con il Fondo per un eventuale sostegno finanziario. Non era chiaro se queste conversazioni, se mai hanno avuto luogo, fossero legate in un modo o nell'altro alle discussioni in seno all'Eurogruppo. Le voci comunque sono state smentite dalla stessa organizzazione internazionale.

Secondo stime ufficiali, il debito pubblico italiano in scadenza nei primi tre mesi dell'anno prossimo è pari a 91,2 miliardi di euro. Intanto, di positivo ieri sera, è giunta la notizia dell'esborso alla Grecia, in grave crisi finanziaria, di una sesta tranche di aiuti internazionali del valore di otto miliardi di euro. Il versamento di questa quota è giunta dopo un lunghissimo tira-e-molla con le autorità greche.

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