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Poste, il virus porta al record i pacchi Corrono i pagamenti, cedola su del 5%

La pandemia ha costretto Poste Italiane a prendere la rincorsa e ad accelerare la metamorfosi verso un business basato sulle consegne legate all’e-commerce e sui pagamenti. Lo sforzo è stato titanico per tenere il passo, soprattutto dopo il duro contraccolpo del lockdown di primavera sul settore dei recapiti e della vendita di servizi finanziari allo sportello .

Ma la società sente di aver superato la sfida e ieri ha annunciato conti 2020 in sostanziale tenuta ma sui quali brillano la crescita record dei pacchi, 210 milioni in un anno (+43% dal 2019 i 74 milioni di colli consegnati direttamente dai postini), picchi di 1,3 milioni di consegne al giorno. E lo sviluppo a due cifre dei pagamenti digitali (+11% nell’anno, +15% nel quarto trimestre) e della telefonia mobile, che raggiungono i 737 milioni di ricavi.

I risultati consolidati mostrano un fatturato inflessione del 4% a 10,5 miliardi, un risultato operativo in calo del 14,1 per cento, a 1,564 miliardi, e un utile netto in contrazione del 10,2 per cento a 1,2 miliardi. Un punto di arrivo rispettabile, se si considera la botta del lockdown, e raggiunto grazie anche alle efficienze sui costi del personale il flessione del del 6,4 per cento. Salgono gli altri costi a 3,2 miliardi (+5,3) per gli oneri per fare fronte alla pandemia e quelli necessari per sostenere le nuove linee di business (pacchi e tlc). L’azienda vede positivo, grazie anche a un andamento in miglioramento della raccolta postale, vista come bene rifugio durante la crisi. Sì, il Covi-19 ha avuto anche qualche effetto collaterale positivo. E per questo c’è spazio per un aumento del 5% della cedola, pari a 0,486 euro per azione. «Siamo orgogliosi dei risultati 2020 che confermano la nostra iniziale fiducia nell’abilità di affrontare una situazione senza precedenti in tempi critici. – ha detto ieri l’ad Matteo Del Fante -. Era dal 2012 che non si otteneva un risultato così positivo in termini di raccolta netta di buoni fruttiferi e libretti di risparmio». Il risultato è nella riduzione dei deflussi, che si fermano poco sotto i 600 milioni, e l’aumento del 3% delle commissioni, pari a 1,9 miliardi. Queste fees fanno parte della remunerazione che la Cdp riconosce a Poste per la raccolta e sono stabilite in una convenzione triennale scaduta a fine dicembre e prorogata fino a fine giugno. «Non è inusuale che sia prorogata la convenzione per consentire il negoziato, è un accordo tra controparti pubbliche che segue dinamiche proprie», ha rassicurato Del Fante affermando che il buon andamento della raccolta, visibile anche nei primi mesi del 2021, potrà essere un buon punto di partenza del confronto. Sul piatto anche la remunerazione delle gestione da remoto della raccolta postale. Ieri piazza Affari ha premiato il titolo in mattinata, ma in chiusura le azioni hanno ceduto l’1,7% trascinate dalla cattiva performance del listino.

Tornando all’exploit della consegna pacchi, va sottolineato come i ricavi del segmento, pari a 1,2 miliardi (+36% nel 2020), inizino a compensare la flessione fisiologica della corrispondenza, accentuata dal Covid ( -8,3% i ricavi complessivi, -588 milioni il risultato operativo). Hanno tenuto i servizi finanziari (-3,7 per cento i ricavi, 4,9 miliardi, 866 milioni l’utile operativo)nonostante la flessione delle commissioni su prestiti, mutui e bancarie (bollettini), mente hanno retto quelle sul risparmio gestito. Del Fante ha spiegato che nel 2021 si continuerà a fare ricorso alle plusvalenze sui titoli di Stato per bilanciare eventuali contrazioni del business finanziari dovute al protrarsi della pandemia.

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