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Poste private, notifica inesistente

Deve ritenersi inesistente la notifica dell’atto di appello e, quindi, inammissibile lo stesso, laddove l’Ufficio ricorrente in secondo grado si sia affidato, per la spedizione del ricorso alla controparte, ad un servizio postale di poste private.Dichiarava tale inammissibilità dell’atto introduttivo del secondo grado di giudizio la Ctr del Lazio con la sentenza n. 265/05/2018. Il ricorso in appello era stato presentato dal Comune di Roma Capitale contro una sentenza della Ctp di Roma con cui era stata accolta l’impugnazione di un avviso di accertamento per imposte di pubblicità da parte di una srl. Era quest’ultima ad eccepire, nelle proprie controdeduzioni, l’irritualità della notificazione del ricorso avvenuta a mezzo di un servizio di poste private. Pertanto, era proprio per questo motivo, considerato fondato, che i giudici regionali del Lazio dichiaravano inammissibile l’appello proposto da Roma Capitale poiché, come richiamato dalla Corte di cassazione (Cass. ord. n. 19467/2016), è inficiato da inesistenza il ricorso notificato attraverso licenziatari privati di servizi postali. La posizione della Ctr aderisce così all’ormai granitico orientamento assunti dai giudici di legittimità, i quali hanno evidenziato in più occasioni, anche a Sezioni unite (Ss.uu. sent. nn. 13452 e 13453 del 29 maggio 2017), come l’art. 4, comma 1, lett. a) del dlgs n. 261 del 1999, con cui si è proceduto a liberalizzare i servizi postali, continua a prevedere che per esigenze di ordine pubblico rimangono affidati in via esclusiva al fornitore del servizio universale (Poste Italiane S.p.a.) i servizi inerenti le notificazioni a mezzo posta connesse con la notificazione di atti giudiziari di cui alla legge n. 890 del 1982, tra cui vanno annoverate anche quelle degli atti tributari sostanziali e processuali. Le formalità finalizzate a dare certezza della spedizione dell’atto e al suo ricevimento da parte del destinatario costituiscono una attribuzione esclusiva degli uffici postali e dei loro agenti e impiegati addetti, con connotati di specialità essenzialmente estranei a quei servizi di accettazione e recapito di corrispondenza che possono essere dati in concessione ad agenzie private. Da tali assunti discendeva perciò la decisione dei giudici di secondo grado per la declaratoria di inammissibilità del ricorso poiché inficiato, nei termini su detti, non di nullità, bensì del più grave vizio di inesistenza, a fronte del quale non era dunque invocabile nemmeno la sanatoria ai sensi dell’art. 156 c.p.c., applicabile anche al processo tributario.

Benito Fuoco

Con l’atto di appello depositato il 10/1/2017 e notificato il 20/1/17, Roma Capitale impugnava la sentenza n. 26939/30/15, depositata in data 17/12/2015, con la quale la Commissione tributaria provinciale di Roma aveva accolto parzialmente il ricorso di I. M. s.r.l. avverso l’avviso di accertamento n. 12695, relativo all’imposta di pubblicità per l’anno 2002. ( )

Si costituiva I. M. s.r.l. depositando controdeduzioni in data 23/3/2017, con le quali allegava: 1. la tardività dell’impugnazione; 2. l’irritualità della notificazione del ricorso a mezzo di un servizio di posta privato; 3. che il giudice di primo grado aveva correttamente eliminato le sanzioni. ( ) Tanto premesso, ad avviso di questa Commissione tributaria regionale, l’eccezione di tardività dell’atto di appello non si presenta fondata poiché la disciplina attuale dell’art. 327 c.p.c., richiamato dall’art. 38 del dlgs n. 546/92, si applica ai giudizi introdotti dopo il 4/7/2009, mentre l’attuale giudizio è stato avviato nell’anno 2004. Appare, invece, fondata la eccezione relativa alla inesistenza della notifica operata a mezzo di servizio postale privato poiché la Suprema corte ha affermato il principio per il quale «in tema di contenzioso tributario, la notifica a mezzo posta del ricorso introduttivo del giudizio tributario effettuata mediante un servizio gestito da un licenziatario privato deve ritenersi inesistente, e come tale non suscettibile di sanatoria, atteso che l’art. 4, comma 1, lett. a), del dlgs n. 261 del 1999, che ha liberalizzato i servizi postali, stabilisce che per esigenze di ordine pubblico sono comunque affidati in via esclusiva alle Poste Italiane S.p.a. le notificazioni a mezzo posta degli atti giudiziari di cui alla legge n. 890 del 1982, tra cui vanno annoverate quelle degli atti tributari sostanziali e processuali» (vds. Ord. Cass. n. 19467/2016). Pertanto, l’inesistenza della notifica rende inammissibile l’atto di appello. Va precisato, altresì, che, in ogni caso, avrebbe dovuto procedersi alla integrazione del contraddittorio nei confronti di Equitalia, a cui non è stato notificato l’atto di appello. L’inammissibilità determina condanna alle spese, per come liquidate in dispositivo, in virtù del principio di soccombenza virtuale. P.Q.M. a) dichiara inammissibile l’appello. ( )

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