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Poste porta Alitalia in cda «Sintonia con Air France»

L’intervento delle Poste in Alitalia comincerà a prendere forma ufficialmente la prossima settimana, in occasione del consiglio di amministrazione convocato per il 31 ottobre.
Il lavoro che ha portato avanti in questi giorni l’ad, Massimo Sarmi, si è mosso su due binari paralleli: preparare tutta la documentazione necessaria per supportare il senso industriale dell’ingresso in una compagnia. E avviare i primi contatti con Air France, soprattutto per capire – per ora come interlocutore terzo – qual è esattamente la posizione del partner francese. Il primo percorso è ormai quasi concluso: al board Sarmi porterà la due diligence di Alitalia cui sta lavorando Pricewaterhouse, la fairness opinion sulla modifica dello Statuto affidata a Citi. E un primo documento sulle sinergie in termini di ricavi (nell’ordine di quale centinaio di euro) e di costi che possono ottenere sia le Poste che Alitalia. Il contenuto di questo documento è importante, perchè ricalca la risposta che il governo italiano ha inviato in questi giorni all’Antitrust europeo in risposta ai quesiti sul possibile aiuto di Stato nell’operazione Alitalia. La veste formale scelta dall’esecutivo non è una pre-notifica, ma la risposta diretta a un questionario che poneva una serie di domande al vettore italiano e un paio di domande alle Poste, in particolare sul senso dell’operazione e sulle sinergie individuate. Superato il passaggio nel board, ci sarà ancora l’assemblea che dovrà ratificare la modifica dello Stato, sulla quale le strutture del ministero dell’Economia hanno più di una perplessità. La linea messa a punto dalla società fa perno sulla necessità di garantire il servizio universale attraverso la spedizione area di corrispondenza e pacchi. Un servizio che ora solo in parte Poste assicura in Italia attraverso Mistral, ma per le spedizione all’estero deve spendere parecchio per prenotare posti disponibili nei vari vettori. Senza contare che contatti con l’ex ad di Alitalia, Andrea Ragnetti, ci sono già stati per le vendita di Mistral. L’ingresso in Alitalia consentirebbe risparmi per entramb4e le società e le prospettive si aprirebbero ulteriormente con l’integrazione con AirFrance.
I partner francesi, appunto. Sarmi ha cercato di imbastire un dialogo azzerando le lancette dell’orologio. «Sin dal primo contatto con il vertice ho trovato una immediata sintonia e una condivisione di metodo di lavoro, che si sta già attuando. C’è condivisione anche sugli aspetti riguardanti Alitalia e su sulla maniera di affrontare la strategia di business. Giudico perciò in modo positivo questa prima fase di attività e il percorso intrapreso» commenta Sarmi al Sole24Ore. Nel primo incontro avvenuto a metà ottobre a Parigi il manager italiano ha dovuto dapprima raccogliere le lagnanze di Alexandre De Juniac, ad del vettore francese, per il modo con cui è stata gestita dalla compagnia italiana l’intera vicenda – poi sintetizzate nella missiva inviata al presidente Roberto Colaninno -, prendendo atto che da un certo momento in poi in Alitalia c’è stato verso alcuni soci una specie di black-out informativo. Ma nell’incontro con un nuovo interlocutore ha portato De Juniac ha voluto anche mettere sul tavolo i termini in cui i francesi possono avviare un percorso costruttivo. La questione della ristrutturazione del debito di Alitalia, sulla quale insistono i francesi, risponde all’esigenza di rispettare le indicazioni dei consiglieri di amministrazione nel board di AF che sono espressione dei fondi di investimento. La loro preoccupazione è che una volta concluso l’aumento di capitale (in cui va conteggiata anche la conversione del bond da 95 milioni) – e dunque anche prima di un eventuale matrimonio tra le due compagnie – AF, in virtù della quota raggiunta, sia costretta a consolidare per interno la partecipazione nel vettore italiano (oggi valutata a patrimonio netto) aumentando così l’esposizione complessiva del gruppo. I francesi sono comunque disponibili a lavorare su un miglioramento del piano industriale al fine di sviluppare maggiori sinergie con Alitalia. E in linea di principio anche a mantenere per la compagnia un ruolo di hub carrier nello scalo di Fiumicino. Ma prima intendono vederci chiaro sulla effettiva situazione finanziaria della compagnia italiana – e per questo vogliono fare una due diligence -, definire i volumi di traffico previsti entro la fine dell’anno, valutare i costi e le efficienze ulteriori in un piano, per così dire, stand alone. I francesi apprezzano l’efficienza operativa di Alitalia, che considerano tra le compagnia “legacy” quella che presenta i costi più bassi. Il problema è la concorrenza sul mercato domestico, non tanto dei treni ad alta velocità ma delle compagnie low cost sui tanti piccoli scali nazionali.
A valle della prima operazione “verità” sui numeri, si potrà pensare alla rinegoziazione delle rotte che le tre compagnie – AF, Klm e Alitalia – si dovrebbero ripartire. Al lavoro ci sono team della compagnia italiane e di quella francese che stanno approfondendo soprattutto l’aggiornamento della parte “stand alone”.
Ma che si possa arrivare – in tempi brevi – a risultato di sintesi che porti alla sottoscrizione dell’aumento da parte dei francese a oggi non è affatto scontato. AF, le banche creditrici e le stesse Poste – con le condizioni poste dal Tesoro e inserite nella lettera di impegno per la sottoscrizione dell’aumento della compagnia – per ora hanno messo le mani avanti, prendendo ognuno le proprie cautele considerato come si è sviluppata la storia recente di Alitalia.

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