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Poste, ok di Borsa alla quotazione

La quotazione in Borsa di Poste Italiane comincia a prendere forma. Ieri è arrivato un primo via libera all’operazione, anche se il passaggio più importante, il nulla osta della Consob alla pubblicazione del prospetto informativo, sta richiedendo più tempo del previsto.
Il consiglio della commissione presieduta da Giuseppe Vegas si è riunito nel tardo pomeriggio di ieri, ma la disamina del documento evidentemente ha richiesto qualche approfondimento in più visto che si è ritenuto di rinviare la concessione del via libera alla pubblicazione ad oggi.
Il consiglio si è aggiornato dopo un paio d’ore di riunione e tonerà a riunirsi questa mattina: non risulta, almeno a ieri sera, che siano state richieste alla società ulteriori integrazioni al prospetto. Certo è che se il nulla osta non arriva entro oggi la partenza dell’offerta lunedì 12 ottobre, come auspicato dall’azionista ministero dell’Economia, diventa difficile.
Del resto, non si tratta di un’Ipo semplice: la società ha un business molto articolato, si tratta comunque di una privatizzazione importante e una quota consistente del pubblico indistinto cui verrà destinata l’offerta – come i clienti e i dipendenti di Poste – non ha grande dimestichezza con i rischi finanziari. E per questo motivo l’attenzione della Consob deve essere molto elevata.
Nella giornata di ieri è arrivata, intanto, l’autorizzazione di Borsa Italiana che ha disposto «l’ammissione alle negoziazioni nel mercato telematico azionario delle azioni ordinarie di Poste Italiane».
La data «di inizio delle contrattazioni – si precisa – verrà stabilita successivamente, dopo il collocamento del titolo».
Nel pomeriggio di ieri il capo della segreteria tecnica del ministero dell’Economia, Fabrizio Pagani, aveva dato per imminente il via libera da parte della commissione che vigila sui mercati. In queste ore, aveva spiegato, «arriveranno indicazioni dalla Consob sul prospetto di quotazione in Borsa di Poste». Si tratta, aveva aggiunto, di «un’operazione importante per il governo. Il processo di privatizzazioni è motivato sia dalla riduzione del debito, ma anche dal fatto che un’azienda come Poste, che passa da 100% pubblica al mercato, ne avrà sicuramente da guadagnare. Poste sarà un campione nazionale per il futuro».
La scelta di Consob di prendere ulteriore tempo per esaminare il prospetto ha un po’ spiazzato anche l’azionista pubblico di Poste. Ma in verità la decisione non deve sorprendere troppo, visto che in realtà l’Authority ha accelerato al massimo di tempi di istruttoria sul prospetto – meno di due mesi effettivi dal deposito del documento, lo scorso 12 agosto – proprio per andare incontro alle esigenze del ministero per l’Economia di privatizzare la società in tempi rapidi. Se si rispettassero le scadenze di legge Consob avrebbe tempo fino a inizio dicembre per dare via, libera o meno alla pubblicazione del prospetto.
L’attesa per il documento è elevata perchè in esso sono contenute tutte le informazioni cruciali per l’Ipo: la forchetta di prezzo con il range di valutazione della società, la quantità dei titoli in offerta, la politica dei dividendi che saranno riconosciuti agli azionisti per i prossimi cinque anni.
Tra le informazioni importanti contenute nel documento ci sarà anche la ripartizione dei titoli in vendita tra investitori istituzionali, risparmiatori e dipendenti. Sicuramente uno dei temi più delicati di questa operazione è la modalità con la quale il personale di Poste, in media non molto facoltoso e non avvezzo agli investimenti mobiliari, verrà coinvolto nella vendita. Le norme in materia di sollecitazione del pubblico risparmio introdotte con la direttiva Mifid rendono molto più severo il controllo sulla effettiva consapevolezza del risparmiatore rispetto al rischio che sta assumendo. E impongono una diversificazione del portafoglio: in estrema sintesi, non si possono vendere quantitativi di titoli azionari a un risparmiatore che non ha altro tipo di investimento a rischio più basso, come obbligazioni o titoli di Stato.

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