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Poste-Moneyfarm Allo sportello l’ora del fintech

Da un lato una società “tradizionale”, anche se molto proiettata sul digitale e da sempre un formidabile collettore di risparmio, le Poste. Dall’altro una fintech, Moneyfarm, cioè una società finanziaria e tecnologica al tempo stesso, ancora una start up nel 2012 ma molto cresciuta nel frattempo. Sullo sfondo, una sigla misteriosa ma di grande impatto, nella vita di tutti i giorni, la Psd2, cioè la direttiva europea che apre il mondo dei pagamenti digitali e degli investimenti, destinata a scardinare il sistema che aveva caratterizzato finora il mercato (in primis le banche). Ce ne è abbastanza per spiegare la partnership tra Poste e Moneyfarm: la seconda metterà a disposizione dei 35 milioni di clienti delle Poste le proprie linee di investimento (di cui due pensate appositamente per Poste). Portafogli gestiti in maniera attiva – vengono ritarati ogni tre mesi con strumenti passivi, gli Etf. In più, Poste sottoscriverà una parte minoritaria del capitale Moneyfarm. Matrimonio digitale tra quelli che un tempo investivano solo in Buoni fruttiferi e il robo advisor. A commissioni scontate rispetto al mondo del risparmio gestito tradizionale.

Vittoria Puledda

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