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Poste Italiane, Caio rafforza la squadra

La nomina di Luigi Ferraris, ex cfo di Enel, a nuovo direttore finanziario di Poste approda in consiglio di amministrazione. In occasione della riunione del board convocata ieri l’ad Francesco Caio ha dato una prima informativa al consiglio sull’arrivo di un nuovo cfo, che dovrà prendere il posto dell’attuale responsabile del settore Luigi Calabria. Secondo quanto emerso ieri, il negoziato con il manager, che la scorsa settimana ha dato le dimissioni dal gruppo Enel (nel quale ora è responsabile delle attività in Sudamerica) con efficacia dal prossimo 29 gennaio, sarebbe ancora in corso e non è chiaro da quando Ferraris prenderà servizio in Poste. Certamente, la data non può essere troppo in là nel tempo perchè il nuovo manager dovrà chiudere il bilancio 2014 del gruppo dei recapiti. La nomina dovrebbe essere formalizzata in un board successivo a febbraio. Anche la nuova destinazione di Calabria non è definita: sembra che comunque non lascerà il gruppo ma si occuperà di dossier ad hoc concordati con l’amministratore delegato, in particolare su temi di merger & acquisition. Perlomeno, questa sarebbe stata la spiegazione data dal top manager ai consiglieri che si interrogavano sul motivo per il quale Calabria, chiamato dallo stesso Caio al suo arrivo in Poste, si trova a cambiare lavoro dopo 6 mesi.
La riunione di ieri è servita anche per fare un approfondimento sulla situazione del Bancoposta, una delle aree di business più redditizie del gruppo che al momento si trova ad affrontare due sfide. Una riguarda la capacità di studiare e lanciare nuovi prodotti di risparmio e investimento che siano al contempo sicuri per al clientela di Poste e garantiscano rendimenti superiori rispetto a quanto oggi rendono i buoni postali o i libretti di risparmio. In occasione della presentazione del piano industriale, Caio aveva annunciato l’intenzione di lavorare a nuovi prodotti, come fondi comuni di investimento a rischio contenuto.
L’altra sfida riguarda l’allineamento del Bancoposta, che nei fatti opera in modo molto simile a una banca anche se manca la gamba più rischiosa, ovvero la concessione dei prestiti, ai requisiti patrimoniali sempre più stringenti che vengono imposti alle banche. Anche su questo fronte l’ad di Poste ha illustrato il lavoro che si sta svolgendo in raccordo con la Banca d’Italia.
Tra questa settimana e la prossima il top manager avrà una serie di importanti appuntamenti: incontrerà le principali agenzie di rating, che hanno rilasciato un giudizio sul merito di credito delle emissioni obbligazionarie lanciate da Poste. I rappresentanti delle agenzie – Standard &Poor’s, Moody’s , Fitch – attendono che siano loro illustrate le linee guida del piano industriale per aggiornare i rispettivi rating sui bond Poste. Va comunque detto che la società ha già lasciato intendere, in occasione della presentazione dei conti dei primi sei mesi 2014, che l’anno appena concluso non potrà contare su un utile altrettanto consistente rispetto al 2013, quando aveva raggiunto un miliardo di euro. L’effetto erosivo delle attività dei recapiti sulla redditività degli altri settore di business del gruppo, assieme ad alcune svalutazioni che la società starebbe valutando, faranno chiudere il 2014 con un risultato netto nell’ordine di alcune centinaia di milioni. Tutto questo non dovrebbe comunque intaccare il merito di credito della società, la quale presenta un indebitamento vicino allo zero. Sul rating di Poste in realtà pesa più che altro il fatto di essere una controllata del Tesoro e dunque risente dei declassamenti cui viene sottoposta la Repubblica italiana.
In ogni caso un primo check-up sullo stato di attuazione del piano industriale sarà oggetto, come concordato nelle scorse settimane, di un cda nel corso della prossima primavera. Nei giorni scorsi, intanto, si è tenuta una prima audizione con l’Autorità delle comunicazioni per definire le nuove regole e le tariffe per la posta ordinaria e la prioritaria e arrivare alla definizione di un nuovo contratto di programma entro la fine di marzo. Nel frattempo un’altra nomina è stata decisa per rafforzare la governance: Paolo Bruschi, fondatore della società di comunicazione Segest, è stato nominato dirigente con riporto diretto all’ad e funzioni di coordinamento e verifica tra comunicazione, relazioni istituzionali e affari regolamentari.
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