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Poste, Ipo coperta sopra i 6 euro Pirelli, delisting più vicino

 MILANO – Dopo ben 93 anni di scambi in Piazza degli Affari, Pirelli si appresta a salutare la Borsa milanese dove è quotata dal lontano 1922. Al suo posto arrivano le Poste Italiane, che già al secondo giorno di roadshow hanno raccolto richieste sufficienti a coprire l’offerta al minimo della forchetta (7,83 miliardi o 6 euro per azione).
E mentre l’azienda pubblica guidata da Francesco Caio sarà quotata, Pirelli è destinata a diventare entro breve un’azienda “privata” in seguito all’offerta promossa dal colosso pubblico cinese ChemChina e da Marco Tronchetti Provera. O almeno questo è l’obiettivo della cordata raggruppata nella holding Marco Polo, che ha promosso un’Opa da 7,4 miliardi. Lontano dai riflettori del mercato Tronchetti Provera sarà impegnato nell’ennesima ristrutturazione del gruppo, con l’obiettivo di estrarre valore dalla Pirelli dividendo l’azienda in due: da una parte le gomme per i veicoli pesanti, che saranno quotate in Cina attraverso la fusione con Aeolus, (controllata da ChemChina), dall’altra quelle di alta gamma, che entro il 2019 dovrebbero essere ricollocate sul mercato in un gruppo a parte.
Intanto, ieri, le adesioni all’Opa obbligatoria di Marco Polo sono state pari al 70,6% delle ordinarie, e così la holding ora detiene l’87% dei diritti di voto della Bicocca e l’82,5% delle Rnc. Non abbastanza per promuovere direttamente l’Opa residuale, che richiede un quorum del 90%. Tuttavia Chem-China aveva già dichiarato che l’obiettivo dell’Opa era ritirare il titolo dalla Borsa a costo di promuovere una fusione tra la Pirelli la stessa Marco Polo. Ma prima di mettere in moto un processo che è lungo e dispendioso, tanto che implica anche la convocazione dell’assemblea di Pirelli, Marco Polo proverà a riaprirà i termini dell’Opa (che peraltro è già durata cinque settimane) dal 21 al 27 ottobre, sperando che un altro 3% aderisca in modo da poter promuovere direttamente la residuale. Ieri anche la famiglia Malacalza, socia al 6,9% d Pirelli, ha consegnato il suo pacchetto all’Opa. Lo stesso hanno fatto i Benetton (soci al 4,6%) e Mediobanca (che ha una quota superiore al 3%), mentre i fondi che facevano capo al gestore americano John Paulson (titolari del 9,5%) avevano già ceduto le azioni in blocco a Marco Polo, senza aspettare il termine dell’Opa. Ma mentre i soci italiani di lungo corso , ovvero i Malacalza (300milioni di plusvalenza su un investimento di mezzo miliardo), i Benetton (150 milioni su 330 milioni di investimento) e Mediobanca (87 milioni rispetto a 217 milioni di valori di libro) hanno tutti realizzato importanti guadagni, Paulson che aveva rastrellato azioni la scorsa primavera, ha chiuso in perdita l’avventura in Pirelli.
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