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Poste, il sorteggio per le azioni ai «piccoli»

A Piazza Affari è partita questa mattina la quotazione di Poste. Un evento incorniciato da una domanda pari a 3,3 volte l’offerta complessiva. È un test di mercato importante che rivelerà se il prezzo dell’Ipo, pari a 6,75 euro, è corretto. E se la fame lasciata agli investitori rimasti insoddisfatti, oppure assegnatari di una quota inferiore a quella richiesta, rappresenta il giusto appetito che sosterrà la crescita del valore in Borsa, senza strappi. Intanto, ieri l’azienda ha comunicato che la capitalizzazione di Borsa è di circa 8,816 miliardi sulla base del prezzo di offerta. Sono pervenute richieste per 1.530.154.215 azioni, pari a circa tre volte i titoli assegnati (498,3 milioni). In particolare, nell’ambito del collocamento istituzionale ci sono state richieste per 1.143.046.165 azioni da parte di 359 investitori, pari a 3,2 volte l’offerta: 362,4 milioni di azioni sono state assegnate a 54 investitori qualificati in Italia e 168 istituzionali esteri che hanno fatto la parte del leone. Secondo le banche collocatrici — Banca Imi, Bofa Merrill Lynch, Mediobanca e Unicredit — il titolo della matricola Poste non dovrebbe registrare scossoni all’avvio di seduta, proprio a causa della massiccia domanda non soddisfatta di titoli da parte degli investitori-fondi sovrani, pension fund e asset manager. Che potrebbero decidere di comprare non appena Caio, la presidente Luisa Todini e il ceo di Borsa Italiana Raffaele Jerusalmi avranno finito il discorso di rito e saranno scattate le negoziazioni.
La richiesta dei piccoli risparmiatori, cui è destinato il 30% dell’offerta globale, è invece stata soddisfatta a metà. Sono stati assegnati 135,9 milioni di titoli (contro i 362,4 milioni richiesti) a 179.004 persone, tra retail e dipendenti, sulle 303.536 che avevano prenotato quote. Poste e il consorzio di banche hanno infatti deciso di non procedere al riparto (seppure previsto nel prospetto) dei lotti minimi (500 azioni). Bensì di utilizzare il sorteggio. Il criterio non è una prima assoluta. Fu applicato anche nelle varie fasi di privatizzazione dell’Enel. Il meccanismo dovrebbe servire a dare stabilità al titolo sul lungo periodo.

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