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Poste, esame Bankitalia sulla governance

La Banca d’Italia passa al setaccio la nuova governance di Poste Italiane e il regolamento sul funzionamento del Bancoposta. Il cda della società guidata da Francesco Caio ha approvato la scorsa settimana le modifiche dello statuto che, in particolare, comporteranno l’ampliamento del board da 5 a 7 consiglieri entro fine luglio e la costituzione di tre comitati endo-consiliari: nomine, remunerazioni e controllo e rischi. Al contempo il board ha anche varato una proposta di regolamento del Bancoposta in ottemperanza alle disposizioni date in materia alla società dalla Banca d’Italia. La palla ora è passata all’istituto di via Nazionale, visto che in questi mesi Poste è diventata un soggetto vigilato in materia bancaria per la presenza nel gruppo del Bancoposta. Banca d’Italia sta esaminando la rispondenza del regolamento ai dettami, ma anche l’adeguatezza della governance rispetto alle disposizioni previste in materia di governo delle maggiori banche italiane, alle quali la società dei recapiti viene equiparata. In verità le modifiche allo statuto sono state apportate proprio perchè l’istituto di via Nazionale già dai primi mesi dell’anno aveva fatto presente la necessità di ampliare il board: in base alle disposizioni in materia, i tre comitati endo-consiliari devono avere almeno un consigliere diverso in ognuno di esso e non possono essere partecipati dall’ad. Un esercizio che sarebbe stato alquanto complesso con un board composto solo da cinque persone, di cui uno è il ceo. Il nuovo statuto prevede che il cda di Poste debba essere composto da un minimo di 5 e un massimo di 9 consiglieri, ma in occasione dell’assemblea convocata per il 31 luglio l’azionista ministero dell’Economia dovrebbe proporre un primo ampliamento a 7 consiglieri. La Banca d’Italia dovrà esprimersi anche sul fatto se il primo step a 7 componenti sia sufficiente; un ulteriore allargamento a 9, nell’intenzione dell’azionista di riferimento, sarebbe poi previsto dopo la quotazione in Borsa per fare posto ai rappresentanti dei fondi di investimento. L’istituto guidato da Ignazio Visco dovrebbe comunque dare una risposta in ogni caso prima del 31 luglio. Il responso sarà il primo atto formale della Banca d’Italia su Poste: tecnicamente si tratterà di un atto di accertamento. La vigilanza di via Nazionale diventerà pienamente operativa dal èrimo agosto.
Nell’ambito di questa disamina da parte dell’istituto di vigilanza l’attenzione è puntata anche sul ruolo che il comitato controllo e rischi avrà nel monitorare lo sviluppo del business di Poste in ambito assicurativo e del risparmio gestito, due cardini per la crescita individuati dal nuovo piano industriale. Se sul fronte assicurativo l’attività del gruppo è più rodata, la prospettiva di puntare in maniera più massiccia sui prodotti di risparmio gestito da vendere alla clientela postale in altervativa ai buoni postali potrebbe comportare maggiori rischi sia per la società che per il personale che andrà a collocarli. Per questo motivo Banca d’Italia, ma a onor del vero anche la stessa società dei recapiti, avrebbero sensibilizzato il governo sulla necessità di garantire la presenza nel board di persone con una comprovata esperienza temi bancario-finanzairio e assicurativo. In occasione dell’asseemblea di fine mese verranno infatti nominati i due nuovi consiglieri che integreranno il board: tra quei due nomi ci sarà anche il potenziale presidente del nuovo comitato controllo e rischi, ruolo che attualmente gli altri consiglieri indipendenti di Poste (Roberto Rao, Antonio Campo Dall’Orto e Elisabetta Fabri) non sarebbero disponibili a ricoprire.
Nel frattempo oggi è in programma un altro appuntamento cruciale per la società. L’ad Caio e il direttore finanziario Luigi Ferraris incontreranno a Londra gli analisti finanziari per presentare la società e fornire gli elementi per elaborare le prime ipotesi di valutazione del gruppo dei recapiti. Ancora una volta la società ha scelto di non comunicare nulla all’esterno su un evento che è tutt’altro che secondario rispetto al percorso di quotazione. L’incontro sarà a porte chiuse e nessuna indicazione sull’esito e sui contenuti verrà comunicata. Il motivo di questa scelta resta un mistero.
Se tra tre mesi o quattro una quota consistente della società dovrà essere venduta ai risparmiatori, che siano o meno clienti di Poste, sarebbe forse opportuno che sin da ora si cominciasse a spiegare loro l’importanza, le opportunità o i rischi dell’investimento.

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