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Poste e Ferrovie fuori dalla stretta

Le società a totale partecipazione pubblica come Poste e Ferrovie e le loro controllate resteranno escluse dalla stretta per l’acquisto di beni e servizi se in attivo nell’ultimo esercizio. Lo prevede un emendamento al decreto legge 52 del 2012 recante «Disposizioni urgenti per la razionalizzazione della spesa pubblica» approvato dalle commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera e passato ieri all’esame dell’aula. Il governo ha dato parere contrario e il Pd, a sua volta ha votato contro, mentre il Pdl ha votato a favore. «Alle società a totale partecipazione pubblica, e alle loro controllate, che esercitano servizi universali di interesse generale la disciplina del decreto si applica solo qualora abbiano registrato perdite nell’ultimo esercizio», è il testo approvato dalle commissioni. Tra le altre novità, quella secondo cui la norma che prevede l’apertura in seduta pubblica delle buste per l’assegnazione di appalti si applicherà solamente alle gare per le quali le buste non erano state aperte alla data del 9 maggio 2012 e non a tutte le gare. Anche in questo caso sulla modifica si è spaccata la maggioranza ed è stato battuto il governo. Il governo ha dato parere contrario, il Pd ha votato con l’esecutivo, mentre Pdl e Terzo Polo hanno votato a favore dell’emendamento. Di rilievo due emendamenti proposti dall’Italia dei valori, ambedue approvati. Per ottenere i maggiori risparmi possibili in tema di consumo di energia da parte delle pubbliche amministrazioni dovranno scattare gare pubbliche secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Il provvedimento prevede infatti che le amministrazioni pubbliche debbano adottare misure volte al contenimento dei consumi di energia e all’efficientamento degli usi finali della stessa, anche attraverso il ricorso ai contratti di servizio energia. Secondo la proposta che ha ottenuto il via libera «l’affidamento della gestione dei servizi energetici deve avvenire con gara a evidenza pubblica». Un altro emendamento Idv approvato prevede che se i prezzi per l’acquisto di beni e servizi sono troppo alti le Asl dovranno rinegoziarli e, nel caso di mancato accordo, le aziende sanitarie hanno diritto di recedere senza penalità. Nel testo che ha ottenuto il via libera, se dovessero emergere, «differenze significative dei prezzi unitari, non giustificate da particolari condizioni tecniche o logistiche delle forniture, le aziende sanitarie sono tenute a proporre ai fornitori una rinegoziazione dei contratti che abbia l’effetto di ricondurre i prezzi unitari di fornitura ai prezzi di riferimento e senza che ciò comporti modifica della durata del contratto». In caso di mancato accordo, le Asl «hanno il diritto di recedere dal contratto senza alcun onere a carico delle stesse». Intanto potrebbe tenersi già lunedì pomeriggio prossimo il Consiglio dei Ministri per il varo delle misure di taglio della spesa pubblica, la cosiddetta spending review. È questo l’orientamento nell’esecutivo, secondo quanto si apprende da fonti di governo. Lunedì mattina il governo incontrerà le parti sociali proprio sulla revisione della spesa pubblica.

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