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Poste debutta in Borsa, si parte da 6,75 euro

Il titolo Poste Italiane debutta oggi a piazza Affari. L’attesa per l’appuntamento è grande: non solo perché fino a non molto tempo fa era difficile immaginare il regno degli uffici postali quotato in Borsa, ma soprattutto perché si tratta della prima grande privatizzazione di una controllata del ministero dell’Economia dopo oltre quindici anni. L’ultimo caso di queste dimensioni era stata l’Enel, sbarcata a piazza Affari a fine ’99. Il banco di prova sarà importante soprattutto per capire se il livello di prezzo scelto la scorsa settimana dal ministero dell’Economia e dalla banche del consorzio rispetto alla forte domanda pervenuta è quello giusto. Il prezzo finale è pari a 6,75 euro, nel mezzo della forchetta di prezzo tra 6 e 7,5 euro fissata all’inizio dell’offerta pubblica di vendita. A quel valore, solo circa la metà dei 380 investitori che avevano fatto richiesta di azioni è stata ammessa al collocamento e tra l’altro con assegnazioni inferiori rispetto ai quantitativi richiesti. Questo lascia immaginare a chi ha gestito l’operazione che nei primi giorni di negoziazione il titolo possa apprezzarsi in Borsa seppure senza subire strappi verso l’alto. Oggi si vedrà.
Secondo quanto comunicato in serata dal gruppo, il 60,8% dei titoli del collocamento di Poste Italiane sono stati acquistati da 168 investitori istituzionali esteri, il 27,2% da investitori qualificati italiani e il restante 12% circa da piccoli risparmiatori e dipendenti.
Poste Italiane approda a piazza Affari con una capitalizzazione pari a 8,8 miliardi. Con questa valutazione la società dei recapiti è un po’ più grande di Mediobanca e poco più piccola di Ternae si colloca tra i principali 14 big di Piazza Affari per valore di Borsa. Il titolo Poste entrerà nel Ftse Mib, che raggruppa i principali 40 gruppi italiani sia per capitalizzazione che per liquidità, ma non sarà un processo immediato. L’ingresso avverrà con la prossima revisione dell’indice, attesa per il mese di dicembre. Prima di essere ammesse, infatti, le matricole di Borsa devono avere almeno 20 giorni di negoziazioni per poter fissare un benchmark su capitalizzazione e liquidità.
Nel frattempo il management del gruppo si sta preparando per il primo importante appuntamento comunicativo verso il mercato. Per il prossimo 9 novembre è convocato il consiglio di amministrazione di Poste che dovrà approvare i conti del terzo trimestre. È la prima trimestrale del gruppo, che con tutta probabilità verrà illustrata al mercato con una conference call (non è chiaro se il 9 o 10 novembre). I numeri dei 9 mesi sono sicuramente in crescita, confermando il trend di sviluppo per i servizi finanziari e assicurativi già evidente nei primi sei mesi e il processo di miglioramento (in termini di riduzione dei costi e di contenimento delle perdite) del comparto dei recapiti. L’impatto della comunicazione dei numeri dei 9 mesi sull’andamento del titolo sarà un altro importante appuntamento per capire se il buon feeling nato tra gli investitori e il management della società sarà un sentimento stabile nel tempo.
L’Italia «sta diventando e diventerà sempre più un luogo dove investire è più attraente che altrove», ha dichiarato il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, nel corso del suo intervento all’assemblea generale di Assolombarda. E lo sta diventando, ha spiegato, «per la stabilità finanziaria e istituzionale, con la fiducia del paese che ritorna e si consolida in casi di successo, cito l’Expo e cito anche il processo di privatizzazione come Poste che nei giorni scorsi ha ottenuto una grande accoglienza dei mercati».

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