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Post-crisi più rosa con privatizzazioni e Borsa

Quasi 70 milioni di euro. Minimo. Tanto hanno fruttato le cessioni di Stato negli ultimi due anni alle banche d’affari che le hanno seguite. Nel caso di Poste, che dovrebbe debuttare in Borsa la prossima settimana, è almeno un milione di euro per ognuno dei dieci istituti finanziari coinvolti. I dati si ricavano dai prospetti informativi di Poste, Fincantieri, RaiWay, Aeroporto di Bologna; e da fonti di mercato per operazioni che non prevedono il prospetto, come la cessione del 4,7% di Enel, in febbraio, o non sono ancora partite, ma hanno già composto il consorzio di collocamento, come l’Enav attesa in Borsa nel 2016.
Il record e le gare
Per questa rinnovata «stagione delle privatizzazioni» — intesa come l‘apertura al mercato delle aziende pubbliche per quote anche di minoranza — i banchieri sono tornati a mobilitarsi. Sui grandi dossier si sono trovati in tanti, tutti insieme nel consorzio di collocamento dopo gare agguerrite. Loro compito è preparare il debutto in Borsa o la vendita di azioni, informare e scovare investitori. Il record è su Poste dove tra «global» e «joint» (i coordinatori dell’offerta e gli aggiunti) sono in dieci: le italiane Banca Imi (Intesa), Unicredit e Mediobanca; le estere Bofa Merrill Lynch, Citi, Credit Suisse, Goldman Sachs e JP Morgan, Morgan Stanley e Ubs. Più i due consulenti finanziari Rothschild e Lazard. Più lo stesso BancoPosta, visto che le azioni sono vendute anche negli uffici postali. E si sono mossi in sette (advisor compresi) su Fincantieri (debutto di scarso successo: il titolo è subito crollato), in cinque Enel ed Enav.
Le commissioni riconosciute alle banche per le sei privatizzazioni del 2014 e 2015 prese in esame (Poste, Aeroporto di Bologna, Enel, RaiWay, Fincantieri ed Enav) variano fra lo 0,5% e il 4% del ricavato lordo dell’offerta. Sono inversamente proporzionali alla dimensione dell’operazione e al pubblico di riferimento: più la vendita è grande, meno si paga. Il risultato della corsa alla cessione di Stato è che l’asticella si sta abbassando. Le privatizzazioni non sono più la grande torta dell’80 e del 2000, ma l’importante è partecipare: per essere visibili e lavorare con il governo.
Lo stesso principio — esserci — vale anche per un’operazione privata molto visibile come la quotazione del 10% di Ferrari, prevista questa settimana a Wall Street. Coinvolge sette banche: Ubs con Bofa Merrill Lynch, Santander, Allen &Co., Bnp Paribas, Mediobanca, JP Morgan. Il compenso? Sicuramente oltre il 2%, dicono le indiscrezioni.
Lo Stato italiano paga meno, ma non sempre. Su Poste, alle banche d’affari viene riconosciuto al massimo lo 0,45%. Quota molto bassa, se confrontata con una media intorno al 2% di analoghe operazioni passate, con la complessità dell’azienda (ha richiesto oltre un anno di preparazione) e con altre privatizzazioni recenti: per RaiWay era il triplo, per Fincantieri il quadruplo. Ma è stata accettata: Poste fa curriculum. «Siamo in un mercato più difficile e volatile — dice Stefania Godoli, ex Morgan Stanley, da qualche mese responsabile del mercato dei capitali in Unicredit — ma questa è un’Ipo (offerta pubblica iniziale, ndr. ) che va contro il tempo, è l’Ipo dell’anno in Europa. Gli investitori vogliono esserci». Le commissioni da privatizzazioni in passato erano un po’ più alte, «ma ora ci troviamo di fronte a un Paese e un’Europa in fase di rilancio. Non si pensa a massimizzare». Fincantieri è stata un flop proprio per il prezzo di debutto troppo elevato (e le troppe banche intorno al tavolo), ma forse è servita di lezione. Mentre gli affari tornano a crescere: tra Ipo e altre operazioni di Borsa (dati Dealogic) sono stati intermediati in Italia 20,2 miliardi di euro nel 2014, il doppio del 2009. E 13,4 milioni quest’anno, al 7 ottobre.
La classifica
Per Poste, il Tesoro dovrebbe versare al consorzio di collocamento tra i 13 e i 17 milioni (dipende dal prezzo del titolo). La stima è che ogni banca, in funzione del ruolo, incassi tra uno e 1,7 milioni. Ma l’operazione più golosa è stata l’Enel: quasi 37 milioni ai collocatori. Secondo fonti attendibili, la commissione è stata infatti dell’1,7%: tanti soldi se applicata ai 2,16 miliardi incassati dal Tesoro. È stata inglobata nel prezzo delle azioni ed è in linea con l’1,6% di «Enel 3» nel 2004 (1,6% anche per Enel Green Power). Per Fincantieri l’esborso è stato del 2,1%: 7,4 milioni. Per RaiWay l’1,5%, quindi 3,7 milioni. E per l’Enav si stima lo 0,7%: mezzo milione. Fuori media è l’Aeroporto di Bologna con un picco del 4%. Come dire che il debutto in Borsa dello scalo Marconi è costato quasi tre milioni a comune e regione. Gli enti locali non hanno badato a spese.

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