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Possibile la nota di credito per gli importi irrecuperabili

La commissione Aidc (associazione italiana dottori commercialisti) interviene sull’allineamento dell’Iva dovuta al corrispettivo effettivamente corrisposto dal cliente. Con la norma di comportamento n.192, la commissione di studio sulle norme di comportamento ha fornito un’interpretazione in chiave europea delle norme nazionali che regolano l’emissione della nota di credito in caso di non pagamento, totale o parziale, dell’ammontare della cessione o della prestazione effettuata.
L’articolo 26, 2° comma, Dpr 633/72 prevede tale ipotesi quando il mancato pagamento derivi da procedure concorsuali o procedure esecutive rimaste infruttuose, con una limitazione del diritto di riduzione non prevista dalla normativa comunitaria (articolo 90 della direttiva 2006/112/Ce), che fa generico riferimento all’omesso pagamento (totale o parziale).
Partendo dall’esegesi degli articoli 90 e 185 della direttiva, la norma di comportamento osserva che è facoltà riconosciuta a favore degli Stati Ue di determinare le condizioni per l’esercizio della riduzione della base imponibile e della rettifica della detrazione non è illimitata, nel senso che la discrezionalità riconosciuta al legislatore nazionale non può risolversi in una regolamentazione contraria allo spirito della norma euro – unionale di riferimento. Per tali motivazioni, la norma stabilisce che il fornitore ha diritto di emettere una nota credito nel momento in cui l’ammontare originariamente addebitato in fattura si manifesti, in tutto o in parte, non recuperabile e, quindi, anche prima della conclusione della procedura cui il cliente sia assoggettato.
La commissione Aidc interviene anche sulla tempistica di emissione del documento di recupero dell’Iva e sul coordinamento con le regole dell’imposizione diretta. Per il primo aspetto, la norma di comportamento precisa che il momento di emissione della nota di credito va individuato in coerenza con le indicazioni delle norme della direttiva e, quindi, in concomitanza temporale all’accadimento che genera la variazione. Di conseguenza, essa può essere emessa in un momento coincidente con l’accertamento della irrecuperabilità del credito, e quindi anche in un momento antecedente alla chiusura della procedura.
Per il coordinamento con l’imposizione diretta, la commissione Aidc osserva che l’aggancio all’accadimento fattuale, cioè, l’accertamento dell’irrecuperabilità (in tutto o in parte) del credito è coerente con quanto riconosciuto dall’amministrazione finanziaria ai fini delle imposte sul reddito (circolare 26/E del 1° agosto 2013 e risoluzione 16/E del 23 gennaio 2009), secondo cui, in presenza di procedure esecutive, opera un automatismo di definitività della perdita fondato sul presupposto che l’accertamento giudiziale o amministrativo costituisce l’evidenza oggettiva dello stato d’insolvenza del debitore.
A completamento della norma, la commissione evidenzia che la diversa interpretazione che posticipa l’emissione della nota di credito dopo la chiusura della procedura concorsuale, affermata nella circolare 77/E/2000, comporta un doppio riconoscimento del credito Iva a danno dell’erario: la prima volta, a favore del cliente con l’esercizio della detrazione e la seconda volta, all’atto del recupero dell’imposta da parte del fornitore non soddisfatto dal riparto.

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